27 maggio: due anni di Agorà. Facciamo il bilancio

Lunedì 27 maggio

Agorà del lavoro di Milano
 &
Primum vivere anche nella crisi:
la sfida femminista nel cuore della politica

Maggio 2011 – maggio 2013: due anni di Agorà. Facciamo il bilancio

L’Agorà è stata pensata e voluta da donne e uomini che riflettono sul lavoro per cambiarlo. Per dare forza all’esperienza personale riconoscendo che il punto di vista delle donne cambia – per tutti – il lavoro, l’economia, la politica.

Oggi invitiamo tutte e tutti a comporre insieme un bilancio. Che solo può nascere dal confronto, anche vivace e conflittuale. Facendo interagire valutazioni e aspettative anche di chi è stata/o coinvolta/o solo occasionalmente, di chi segue da lontano e di chi ha smesso di venire.

In particolare vorremmo dirci con chiarezza:

Quali critiche rivolgi al progetto e alla pratica dell’Agorà?

La partecipazione all’Agorà ci dà/ha dato più forza e consapevolezza?

Come sono cambiati a Milano il lavoro e la politica in questi due anni?

Oggi il primum vivere femminista quanto e come è entrato nelle analisi e nelle pratiche politiche sul lavoro?

SIETE TUTTE E TUTTI INVITATE/I

L’Agorà del lavoro
per incontrarsi ribellarsi progettare
accade a Milano

lunedì 27 maggio 2013 dalle 18,30 alle 21

Viale D’Annunzio, 15;
tram 2 e 14 P.za General Cantore;
3 e 9 P.za 24 Maggio;
 metro 2 Sant’Agostino

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Due strade per dare forza al lavoro

L’Agorà del 4 marzo 2013 è stata, secondo me, paradigmatica: un esempio della sfida che abbiamo lanciato con questa piazza pubblica a Milano. Infatti abbiamo visto agire tre elementi importanti:

mettere in gioco diverse esperienze con tutta l’urgenza del quotidiano;

pensare insieme, creando un luogo comune che non appiattisce le individualità;

valorizzare la singole pratiche politiche per farle crescere e prendere forza.

 

Ma entriamo nel vivo dei temi discussi. Continuando un confronto avviato nelle ultime Agorà, il discorso si è focalizzato su un nodo, fondamentale: quali pratiche politiche – che comprendano sia l’esigenza del cambiamento sia la difesa sindacale – sono adeguate alle mutate condizioni di lavoro?

Mi pare che le esperienze raccontate in questo incontro abbiano focalizzato principalmente due percorsi politici, due strade maestre, entrambe difficili, tutte da percorrere, che devono contaminarsi senza eliminarsi a vicenda.

 

Valorizzare il potenziale politico del “precariato”

La prima strada è quella del lavoro che si struttura in rapporti permanentemente precari, senza per questo aspirare a entrare dentro un’azienda. È un lavoro che gestisce direttamente sia le condizioni sia l’organizzazione del proprio lavoro (cognitariato, lavoro autonomo, ecc).

I problemi di chi lavora in questo modo sono noti. Centrale il problema dell’isolamento perché si traduce in  debolezza e fragilità. C’è un primo livello – accedere alle informazioni utili per contrattare – per certi aspetti più semplice: con un poco di esperienza impari le regole correnti del settore in cui lavori o impari come procurartele, accedendo a una rete informativa che esiste.

Ma avere le informazioni-base non basta. La qualità di questi lavori, la loro umanizzazione, passa attraverso le relazioni di lavoro. Ciò significa sintonizzarsi ogni volta con nuovi contesti, capire quali sono le leve giuste, le alleanze. Dunque tirar fuori nuove energie, trovare in sé la forza. Investire molto su di sé. Troppo, da cui una grande stanchezza.

Sul fronte dei tempi, la precarizzazione fa saltare la dicotomia tempo-di-vita/tempo-di-lavoro e rende inutilizzabili tutti gli strumenti conciliativi che sono pensati per rendere compatibili entità ben distinte vita/lavoro.

Tutto ciò – informazioni, cambi di contesto, negoziazioni, rapporti interpersonali – va a costituire un altro “lavoro”, che si affianca e si intreccia con quello per il quale si percepisce reddito. Per chi è precaria/o, è dunque un lavoro permanente che occupa tempo, attenzione, fatica. Un vasto impegno individuale che non può essere delegato a nessun sindacato. Un lavoro immane, personale e interiore e insieme relazionale. Un lavorio che modifica e condiziona sia il lavoro che la vita. Ma è l’unico che, oltre a migliorare le condizioni di lavoro, può far fare quel salto simbolico che può trasformare in libertà la perdita di continuità e sicurezze.

Questa condizione complessa può dunque diventare la nostra scommessa: politicizzare il precariato. L’unica strada per uscire da una concezione del precariato come condanna. Trasformare l’inevitabile carico individuale di “lavoro sul lavoro” in una nuova competenza simbolica (politica) sul lavoro. Ma una tale competenza non si costruisce da sole/i o in uno sforzo individuale. Si costruisce in un contesto collettivo (reti? Associazionismo autonomo? Tutto da approfondire).

Prima era il sindacato quel contesto: il sindacato era una grossa agenzia simbolica del lavoro perché si basava sulla valorizzazione e difesa di competenze professionali che erano ben definite (infatti è organizzato per categorie) e uguali per tutta la vita. Adesso questo quadro è saltato completamente. E quell’agenzia simbolica, il sindacato, deve stravolgersi per ritornare ad essere efficace.

 

Modificare la pratica sindacale

E arriviamo così alla seconda strada maestra di cui si è molto discusso in questa Agorà: una pratica sindacale che si vuole modificare radicalmente, mettendo in discussione le classiche pratiche di tipo generalista che regolano il comportamento individuale in una normazione che vale per tutti. Le sindacaliste presenti all’Agorà concordano che c’è più libertà in pratiche politiche ritagliate sui bisogni individuali. Di fatto anche nel sindacato si cerca, nelle situazioni specifiche in cui ci si trova a operare, di individuare soluzioni più “su misura”. Soprattutto sulle questioni legate ai tempi vita/lavoro infatti, solo le soluzioni individuali funzionano. Le proposte universalistiche al contrario, oggi sono destinate al fallimento. La scommessa oggi è questa: un sindacalismo che sappia accompagnare anche individualmente.

C’è però il problema dell’isolamento: in generale la forza contrattuale di chi lavora è sempre più piccola di quella del datore di lavoro. E quindi diventa importante trovare un modo per ridurre a fattore comune bisogni molto diversificati. Metterli in un contenitore che dia forza contrattuale anche a chi non ce l’ha.

Questa esigenza non è una novità di oggi. Il sindacato ha sempre raccolto i bisogni e le istanze individuali. Ma trovava la sua ragion d’essere, la sua forza, nel farne diritti collettivi. Questo passaggio oggi si è incrinato e spesso non funziona.

Il meccanismo della rappresentanza sindacale d’altra parte si basava su un rapporto stretto tra lavoratori e rappresentanze. Una ex sindacalista Fiom ricordava che c’era un grandissimo lavoro di ascolto dei singoli lavoratori da parte dei sindacalisti, ore di ascolto là dove c’è l’esperienza, la competenza. Solo così si costruiva una buona piattaforma. Adesso sta diventando un sindacato di servizi da una parte e di contrattazione alta a livello di governo dall’altra. C’è anche poca formazione dei sindacalisti. Dimensioni aziendali sempre più piccole. Spesso i sindacalisti sono chiamati in extremis e arrivano catapultati da fuori.

Potremmo quindi concludere che non si può pensare di ridare forza e senso al lavoro sindacale se non si riparte proprio dalla centralità dell’esperienza delle lavoratrici e dei lavoratori. Dal dare parola e ascolto a tutti, uomini e donne, dipendenti ed esternalizzati.

Questo vuol dire anche mettere in discussione la struttura per categorie propria del sindacato universalista. La categoria è così centrale da costituire l’ossatura anche della carriera sindacale (si procede in verticale dal locale verso il nazionale, all’interno delle stessa categoria). Al contrario, oggi che c’è transizione permanente da un lavoro all’altro, da uno status ad un altro, è sempre più necessario potenziare i punti di ascolto e contatto sul territorio: forse andrebbero riscoperte le vecchie leghe! Così come andrebbe facilitata la nascita di reti orizzontali, di rapporti tra le persone.

 

C’è un’ultima osservazione che è emersa a più riprese nella discussione: riguarda donne e lavoro. Abbiamo sempre detto che le donne non sono una categoria, ma portano un punto di vista diverso su che cosa è lavoro (tutto il lavoro necessario per vivere): il primum vivere vale per uomini e donne. Su questo punto, vari interventi nell’Agorà hanno osservato: Ma cosa ne è di questa forza politica delle donne dentro il sindacato? Cosa ce ne facciamo di tutte quelle segretarie in camera del lavoro?

In Cgil le norme paritarie e antidiscriminatorie hanno portato tante negli organismi direttivi, ma non hanno cambiato le pratiche politiche e di contrattazione. Addirittura c’è il paradosso che quelle norme non sono neppure estese alle delegazioni trattanti. Che sono composte quasi solo da uomini. Così si perde un importante anello di trasmissione. Si perde la possibilità di portare l’ascolto e l’esperienza delle contrattazioni individuali in quelle collettive.

Ma le cose possono cambiare perché ci sono tante giovani che non sono innamorate delle quote, ma hanno molto bisogno di reti. E si sentono portatrici di un progetto politico per uomini e donne. Bisogna riportare dentro il sindacato il conflitto che le norme di parità hanno cancellato.

Giordana Masotto

 

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Fare rete: ne parliamo all’Agorà di lunedì 25 marzo

Lunedì 25 marzo

Agorà del lavoro di Milano &
Primum vivere anche nella crisi:

la sfida femminista nel cuore della politica

 Continua il confronto tra esperienze di lavoro e pratiche politiche.

Fare rete: che cosa chiediamo a questa dimensione orizzontale? Informazione? Scambio di esperienze? Sostegno e solidarietà? Forza contrattuale? Aiuto per cambiare le condizioni di lavoro? Soluzioni pratiche nell’incastro vita/lavoro? Una nuova esperienza politico-collettiva?

Di cosa parliamo quando parliamo di competenze: skill professionali? Passione politica? Forza simbolica di cambiare il senso della realtà? Come distinguere questi diversi piani? E come passare dall’uno all’altro?

L’Agorà del lavoro


per incontrarsi ribellarsi progettare

accade a Milano

lunedì 25 marzo 2013 dalle 18,30 alle 21

Viale D’Annunzio, 15;

tram 2 e 14 P.za General Cantore;

3 e 9 P.za 24 Maggio;
metro 2 Sant’Agostino

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Sindacato: una sordità dura a morire

Care amiche, in decenni tentativi da lavoratrice dipendente, insieme ad altre, di portare idee e relazioni in autonomia, dentro il sindacato, in quanto naturale luogo di confronto e di riferimento a una condizione comune, vi ho trovato ora sordità, ora strumentalizzazioni, concertate anche attraverso una componente femminile quasi sempre obbediente ai dirigenti, uomini e in seguito anche donne impermeabili. Un luogo le cui logiche sono ancor più dure a morire che nei partiti, un luogo in cui il cambiamento, se c’è, sembra sempre doversi misurare, anziché con obiettivi dettati dai contesti materiali e simbolici, con precisi interessi dettati altrove, un altrove che però oggi non si sa più dove stia. Benvenuta anche per questo la crisi dei partiti. Lavorare su obiettivi sensati per noi, mettendo in crisi queste mummificate strutture di potere, contrattando con molta forza autonoma, evitando le facili cooptazioni, non prestandoci a fare le salvatrici di una struttura o le riempitrici dei buchi. Guardiamo la fatica che fa un Landini, pur con la sua indiscussa autorità, e meditiamo relazioni efficaci e fiere, pur in un confronto con i sindacati. Marina Salacrist

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Femministe greche: cambio programma

L’iniziativa di solidarietà con le donne greche, che avrebbe dovuto aver luogo il 9 marzo a Milano, è stata spostata in altre date e in altre città.
A Milano Sonia Mitralia sarà presente  a una cena di raccolta fondi il 16 MARZO dalle ore 20 allo SPAZIO LATTUADA Corso di Porta VIgentina 15/A (MM3-Crocetta).
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Parlare tra persone che vogliono capire e cambiare

Spero che ci incontreremo numerose/i anche per scambiarci emozioni e pensieri sul panorama che ci si presenta in questi giorni. per aiutarci e darci energia.

giordana masotto

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Ti aspettiamo lunedì 4 marzo

Lunedì 4 marzo

 Agorà del lavoro di Milano
&
Primum vivere anche nella crisi:
la sfida femminista nel cuore della politica

Continua il confronto tra esperienze di lavoro e pratiche politiche.

Come coniugare la tradizionale, necessaria difesa sindacale con le nuove esigenze presenti in un contesto lavorativo e economico tanto cambiato?

Come rompere l’isolamento, creare relazioni e riaffermare il primum vivere?

Quale pratica politica per tenere insieme rivendicazioni di tempo, senso, reddito?

L’Agorà del lavoro


per incontrarsi ribellarsi progettare

accade a Milano

lunedì 4 marzo 2013 dalle 18,30 alle 21

Viale D’Annunzio, 15;

tram 2 e 14 P.za General Cantore;

3 e 9 P.za 24 Maggio;
metro 2 Sant’Agostino

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