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Consideriamo di grande rilevanza culturale gli incontri periodici e la costituzione del luogo simbolico dell’Agorá come luogo di rapporti orizzontali, non gerarchici, a rete, che l’Agorà propone e mette a disposizione. L’affermazione straordinaria dei referendum confermano quanto necessaria e matura sia l’idea e la pratica di altri modi di rappresentarsi e di pensare politicamente: associazioni, pratiche di pensiero e di cultura non partitiche di Donne e Uomini che desiderano un cambiamento e che si mettono in discussione. Vediamo in Agorà un’affermazione del desiderio individuale e la ricerca di una Rappresentanza autorevole per pensiero, costruita attraverso un confronto e uno scambio aperto.
Siamo diversamente determinate/i dal lavoro che abbiamo fatto o dal lavoro che sfugge o che se c’e’ si mostra frammentario e intermittente fino a frantumare persino le parole per nominarlo: desiderio/competenza/gratificazione/tempo/denaro/relazioni.
Ci piace dell’Agorà quello che è accaduto lunedì 20, lo sforzo di comunicarci come ciascuna di noi sta dentro il proprio lavoro e in questa faticosa dialettica sono emerse molte negatività/positività che in una bizzarra danza scambiavano le parti.
Quello che pareva il profilo tutto rassicurante del lavoro “fisso” portato all’Agora’ dalle donne del percorso ‘ostinatamente paritario’ si è scomposto sotto la lente delle storie individuali sia di chi lo ha praticato sia delle giovani donne che non lo hanno conosciuto.
Infatti il lavoro fisso improntato al modello maschile penalizza le donne che hanno sempre dovuto affrontare la fatica del doppio sì.
Pensiamo che Agorà rappresenti un’opzione culturale e politica molto importante, perché sono proprio le resistenze culturali che si possono affrontare e modificare con uno strumento, un luogo e una pratica come questa. Le forme di lotta maschili ( contrattazione-assemblee sindacali ecc..) sono particolarmente in crisi proprio perché le riflessioni sul disagio e le difficoltà di Donne e Uomini non trovano lo spazio adeguato.
Dell’Agora’ ci interessa questa ricerca che tiene insieme tutto.
Dopo due incontri crediamo sia ancora necessario proseguire nell’ascolto reciproco alla ricerca di una comune autorizzazione a produrre un pensiero altro anche sul lavoro.
Angela Addorisio – Carla Colzi – Luisa Ferrari – Carmen Marini – Clelia Mori – Tina Romano