Agorà: che cosa vogliamo (5)

care amiche,
se si ripropone, come abbiamo constatato all’ultima assemblea, la domanda ‘che cos’è l’Agorà?’, vuol dire che dobbiamo fare un ulteriore sforzo di approfondimento. Ho letto i commenti di Lidia, Maria Grazia, Mercedes e Giordana, per cui parto da lì per qualche altra riflessione.
Se l’Agorà è “un luogo in cui si costruisce pensiero”, lo è, a mio avviso, in un modo del tutto particolare (non è, per intendersi un gruppo di studio, un lavoro seminariale, una scuola di formazione politica, e così via). Giordana lo definisce “un pensiero vivo, imprevedibile”, sia perché si espone continuamente al confronto, sia perché ancorato all’esperienza. Quando io, Lia e altre, parliamo di “pratica”, di “presa di coscienza” e attenzione alla soggettività, al “partire da sé”, intendiamo qualcosa di simile: un pensiero che si lascia interrogare, sorprendere e modificare attraverso la riflessione collettiva.
La proposta che fa Lidia, che ci siano gruppi che nell’intervallo mensile “lavorino e si documentino”, va bene, così come va bene che alcune delle donne che partecipano all’Agorà si impegnino in altri luoghi, gruppi, temi, direttamente o indirettamente connessi a quello che qui abbiamo scelto come prioritario, la “cura/lavoro”. L’Agorà dovrebbe restare il luogo dove tutti i (diversi) interessi, preoccupazioni, centralità di ognuna possono essere affrontati, nel modo che è stato proprio dell’autocoscienza: non come risposta doveristica, “militante”, di una’analisi “oggettiva” di sistema (la ben nota “meteorologia della fase”), ma attraverso il vissuto soggettivo, dove evidentemente il contesto non è negato ma solo filtrato dall’esperienza che se ne fa singolarmente.
Faccio degli esempi.
Alcune hanno fra i loro interessi e preoccupazioni il rapporto con le istituzioni –in particolare con la nuova amministrazione di Milano (tavoli di trattativa, bilancio di genere, ecc.)-, la condizione dei giovani e dei precari (reddito di base), la crisi del debito e le alternative possibili, la riforma del lavoro, e così via. Chi nomina questi problemi e ne sottolinea l’importanza in assemblea non penso che chieda all’Agorà di “mobilitarsi” come un sol corpo, di “prendere immediatamente posizione”, come farebbe un gruppo politico tradizionale, un qualsiasi agente di negoziazione (come capisco anche dal commento di Lidia), ma pretende giustamente soltanto che vi si faccia attenzione, che se ne discuta e che, solo dopo, nel caso ci fosse una forte condivisione, vedere i modi e i luoghi in cui esprimerla pubblicamente.
In pratica, mi sembra che il suggerimento di Giordana sia quello che più viene incontro a questa esigenza: dedicare un’intera assemblea o due se necessario, all’approfondimento di uno di questi temi, a cominciare da quello è nell’interesse di molte: il reddito di base. Ma aggiungerei anche i tavoli aperti dalle P.O. del Comune, a cui alcune partecipano attivamente, i comitati Snoq, nati un po’ dovunque e visti dai media come l’unica realtà di ‘movimento’ di donne, la crisi di sistema e di modello di sviluppo (ribellione, alternative, ecc.), ecc. Come abbiamo verificato per altre scelte simili -a tema (precarie, madri, lavoro autonomo)-, la partecipazione in questi casi si allarga, vengono persone interessate a quel problema, che magari non conoscevano l’Agorà.
Quanto alla necessità di “comunicare”, rendere più visibile il lavoro che stiamo facendo, sono d’accordo che bisogna fare uno sforzo creativo. Avete parlato di “eventi”, “assemblee di piazza”; si è fatto accenno al teatro. Sono d’accordo, usiamo immaginazione e creatività, facciamo venire delle idee. Vorrei ricordare che va in questa direzione anche l’idea di dare seguito all’incontro (ben riuscito) del 18 febbraio su “Cura/lavoro: piacere e responsabilità del vivere” – di cui è stata messa in rete e sul sito della Lud) una videoregistrazione- con l’appuntamento del 13 maggio a Bologna (Centro di documentazione donne- via del Piombo 5 – ore 11-17) in preparazione di un convegno nazionale del femminismo a Paestum, 36 anni dopo l’ultimo convegno degli anni ’70 che si svolse lì.
La Casa internazionale delle donne di Roma ha già proposto una staffetta per dare continuità alla nostra “rivoluzione possibile”.

Lea Melandri

About these ads
Questa voce è stata pubblicata in contributi e discussioni e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...