Come trasformare le idee in azioni visibili

Traccia per suggerire un metodo di lavoro che faccia scaturire nuove idee (oltre a quelle delineate nelle varie agorà), insieme a una proposta/piano di azione. 

Nell’agorà del 23 aprile, fra le tante riflessioni importanti, abbiamo toccato un tema che è tornato più volte: come fare per trasformare le idee in azioni visibili. Di seguito, riporto i brevi appunti di Sandra Bonfiglioli, Giovanna Pezzuoli, Lea Melandri,  Maria Grazia Campari e Chiara Lazzaretto.

Sandra Bonfiglioli In questa Agorà 10 abbiamo messo al centro il problema di passare all’azione. Oggi Maria Grazia ha usato una metafora felice. Se domani la ministra Fornero ci chiamasse, avremmo qualcosa da proporle? Abbiamo un’idea universale che nasce dalla nostra tradizione? Se ci muoviamo nel contesto di Milano possiamo chiedere cose piccole ma utili. L’idea universale l’ho ascoltata qui e altrove e dobbiamo solo lucidarla con una buona cera. E’ la ricomposizione dei tempi di vita e di lavoro dalla parte della vita. Non è un tema, è il fuoco di una nuova civiltà e contratto sociale. L’ho sentita per 20 anni in tutta Europa. Ma le nostre amiche europee hanno accettato soluzioni tecniche come part time e analoghi arabeschi. E sono state deboli. E’ un’idea che inquadra tutte le proposte: il salario di base, il doppio sì, la coscienza di noi. Possiamo esercitare con agio la nostra forza. Che ne dite?

Giovanna Pezzuoli  Credo che occorra inventare/immaginare azioni, iniziative, forme di comunicazione che rendano l’agorà più visibile e più attraente. Che dire, per esempio, di uno spettacolo che potrebbe avere un format preciso, con un taglio ”divulgativo” ma coinvolgente, dove si potrebbero accostare testimonianze drammatizzate a spunti più teorici. I mezzi per animare uno spettacolo sono tanti, dalle diapositive alla musica…

Lea Melandri Quando io, Lia e altre, parliamo di “pratica”, di “presa di coscienza” e attenzione alla soggettività, al “partire da sé”, intendiamo un pensiero che si lascia interrogare, sorprendere e modificare attraverso la riflessione collettiva. Alcune hanno fra i loro interessi e preoccupazioni il rapporto con le istituzioni, la condizione dei giovani e dei precari (reddito di base), la crisi del debito e le alternative possibili, la riforma del lavoro, e così via. Chi nomina questi problemi e ne sottolinea l’importanza in assemblea pretende giustamente che se ne discuta  in assemblea e che, solo dopo, nel caso ci fosse una forte condivisione, si possano valutare i modi e i luoghi in cui esprimerla pubblicamente. Quanto alla necessità di “comunicare”, rendere più visibile il lavoro che stiamo facendo, sono d’accordo che bisogna fare uno sforzo creativo. Avete parlato di “eventi”, “assemblee di piazza”; si è fatto accenno al teatro. Sono d’accordo, usiamo immaginazione e creatività, facciamo venire delle idee.

Maria Grazia Campari Esempio di proposta: ribellarsi è anche escogitare pratiche di lotta visibili in città e possibilmente aggreganti (esempio di Sergio Bologna sull’occupazione di piazza Duomo, evento simbolico e materiale del tipo di OWS)

Chiara Lazzaretto E’ ora di orientarci verso un nuovo modo dimanifestare i nostri  desideri, canalizzare la forza per fare qualcosa che lasci il segno; di trovare un nuovo modo di farci sentire e di incidere in profonditá, perchè i metodi tradizionali ormai non portano piú a nessun risultato. Dobbiamo aprirci a nuove idee senza pregiudizi. Per esempio, partendo dal fatto che siamo proprio noi che con il nostro lavoro alimentiamo questa macchina economica (che non funziona), si comincia a vedere un punto di forza nuovo, sul quale si potrebbe far leva. Bisogna solo capire come, facendo partire proposte di ogni tipo, anche se assurde. Lancio la prima: smettere di produrre ricchezza. A ruota libera ne possono uscire molte altre e potremmo arrivare a qualcosa di verosimile, concreto, realizzabile.

E ora aggiungo un mio breve suggerimento operativo, partendo dal mio intervento del 23 aprile dove ho portato alcune esperienze di giovani donne e uomini che mi hanno raccontato il loro stare oggi nel mondo del lavoro. Ho chiesto loro quali sarebbero le mosse giuste (azioni, iniziative, parole) per rendere l’Agorà più visibile, più attraente per i media e soprattutto per convincere a partecipare donne e uomini che stanno nel mercato del lavoro. Infatti bisogna trovare qualcosa che le/i smuova e le/i porti a distogliere un frammento del tempo dalla loro attuale organizzazione di lavoro e di vita per metterlo nell’azione/mossa che ritengono giusta, in quanto realizzabile. E occorre che nella partecipazione trovino un guadagno che possa mutare il “dato-l’esistente”

Come si fa per trovare le mosse giuste? Sono convinta che si debba organizzare una giornata di lavoro  DEDICATA, dove ci si divida in gruppi eterogenei per far sì che ciascun gruppo elabori la propria proposta di mossa/azione /invenzione giusta e realizzabile. Raccogliendo le varie proposte, forse potrebbe scaturire quella più attraente e poi passare subito nella stessa giornata di lavoro alla preparazione di un piano per la sua realizzazione.

Incominciate a mandare le vostre idee, le vostre proposte e ditemi anche se siete d’accordo per  partecipare a una giornata di lavoro dedicata alla preparazione per un piano di agire politico. Inviate cortesemente  al  blog, oppure al mio indirizzo mail (painuz@tin.it) GRAZIE

Pinuccia Barbieri

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