Un’idea poco convincente se si concepisce il lavoro come tutto il lavoro necessario per vivere

L’idea del reddito di base incondizonato per me ha l’effetto di un invitante scrollone: chi non ha mai sognato di scrollarsi di dosso in un colpo solo i ricatti padronali e, insieme, le farragini burocratiche di un welfare opaco, clientelare e sempre più risicato? E cioè di poter fuoriuscire, almeno in certe fasi della vita, dal meccanismo infernale di accumulazione e redistribuzione che  ci pesa addosso? In fondo il valore lo produciamo noi, no? E allora dateci i mezzi per sopravvivere, e saremo noi a decidere quanto delle nostre vite consegnare al meccanismo infernale, e quanto no.

Un’idea emotivamente attraente. Ma anche poco convincente se si concepisce il lavoro come tutto il lavoro necessario per vivere. In Italia la metà delle donne in età lavorativa (e più del 70% al Sud) non ha un’occupazione e mancano i servizi sociali di base. In questo contesto il lavoro di cura informale è in gran parte obbligato, soprattutto per le più povere e meno istruite. E’ quindi molto probabile che  il BIC – una delle tante idee «neutre» rispetto alla divisione sessuale del lavoro – porterebbe ancora più donne adulte, specie quelle a basso livello di istruzione, a non lavorare per il mercato in cambio di (poco) reddito, e a impegnarsi invece nelle responsabilità di cura:  una sorta di «salario alla casalinga povera» mascherato. E’ altrettanto probabile che invece gli uomini, più che acquisire il talento e le capacità necessarie per occuparsi di neonati, vecchi e disabili li delegherebbero come al solito alle donne, certamente più liberi dal ricatto padronale grazie al BIC, ma continuando a lavorare per il mercato. E/o, nel tempo liberato dal BIC,  a metter su  imprese cooperative o a giocare a bocce tra loro come hanno sempre fatto (basta vedere cosa succede coi congedi).

In sostanza mi pare che la proposta del BIC (e la sua sostenibilità finanziaria) in una situazione come quella italiana entri pensantemente in concorrenza con altre misure di welfare, urgentissime per  avviare  almeno un barlume di redistribuzione e condivisione del lavoro domestico e di cura (servizi sociali alla persona a basso costo + altri trasferimenti, condizionati all’esercizio effettivo del lavoro di cura).

Se non lo si prende come slogan agitatorio ma come prospettiva credibile di riforma, l’idea del BIC mi pare in conclusione attraente e liberatoria per persone molto giovani e per  lavoratori maschi incuranti, ma per le donne che hanno o avranno responsabilità di cura mi pare a dir poco rischioso, anche perché “sposta” su una contrattazione privata tra i sessi tutte le chances di modificare la attuale divisione sessuale del lavoro.

Lorenza Zanuso

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2 risposte a Un’idea poco convincente se si concepisce il lavoro come tutto il lavoro necessario per vivere

  1. tiziana ha detto:

    Attualmente il BIC non c’è, ma il lavoro di cura continua ad essere delle donne. Queste sono inoltre costrette ad una dipendenza anche economica dai loro mariti ed a lottare quotidianamente per far tornare i conti ed arrivare a fine mese.

  2. amalia signorelli ha detto:

    Sono completamente d’accordo, Brava Lorenza. Amalia Signorelli

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