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		<title>La flessibilità dei tempi a favore di chi lavora</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 10:34:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un secondo versante di cammino politico riguarda invece chi ha già chiaro quale è il mix (di cura e lavoro retribuito) che vorrebbe e già si autorizza a immaginare un’altra organizzazione del lavoro, ma non riesce a produrre i cambiamenti che &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/24/la-flessibilita-dei-tempi-a-favore-di-chi-lavora/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=393&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un secondo versante di cammino politico riguarda invece chi ha già chiaro quale è il mix (di cura e lavoro retribuito) che vorrebbe e già si autorizza a immaginare un’altra organizzazione del lavoro, ma non riesce a produrre i cambiamenti che la realizzino. In questo caso, si tratta di <strong>trasformare le forze delle singole in forza collettiva, </strong>come diceva Luisa Muraro all’ultima agorà.</p>
<p>Proviamo a fare qualche passo avanti su questo secondo versante.</p>
<p>Organizzazione del lavoro vuol dire tante cose, la principale, lo scoglio su cui si infrangono le politiche di conciliazione è quello che concerne l’orario di lavoro.</p>
<p>Sappiamo infatti che la flessibilizzazione dell’orario e/o la sua riduzione, anche minima, sono i fattori considerati essenziali per la riuscita del Doppio sì da chi ha dei bambini da tirare grandi.</p>
<p>Ma è altrettanto essenziale per le aziende mantenere il governo del tempo di lavoro</p>
<p>Secondo me, questi cambiamenti dell’orario di lavoro, soprattutto se riferiti ai c.d. lavori cognitivi, di responsabilità, hanno in sé un grande potenziale trasformativo dell’organizzazione del lavoro purchè siano accompagnati da una grande forza e/o da un contesto illuminato, tali per cui, nel passaggio a diverso orario, la professionalita della lavoratrice rimanga integra o, meglio ancora, nelle condizioni di svilupparsi.</p>
<p>E’ una questione di rapporti di forza e la singola (o il singolo) purtroppo è al momento totalmente sola nella contrattazione di un diverso orario; così come è isolata la lavoratrice, a cui hanno sì concesso il part time e/o un orario flessibile, ma a cui hanno poi svuotato di contenuto professionale le attività.</p>
<p>Arriviamo quindi al nodo dei nodi, e cioè<strong>: quali sono le alleanze possibili per modificare l’organizzazione del lavoro ?</strong></p>
<p>Abbiamo oramai assodato che la flessibilità nell’interesse di chi lavora non si presta facilmente all’approccio di un governo collettivo, così come concepito tradizionalmente dal sindacato.</p>
<p>Va quindi percorsa una strada nuova, cercando di unire le forze di tutte e tutti coloro che vogliono modificare l’organizzazione del lavoro, in particolare mettere in atto azioni e contrattazioni  innovative sul versante della flessibilità dei tempi a favore di chi lavora (quello che in Francia viene chiamato “<em>temps choisi”</em>).</p>
<p>In questo io credo che le madri (e i padri consapevoli) possano essere potenzialmente trainanti, <em>la punta di diamante,</em> come ha detto R.  all’Agorà del 30, per un cambiamento che dovrebbe coinvolgere tutte e tutti.</p>
<p>La domanda giusta è allora quella posta da M.: <strong>a chi interessa che venga modificata questa organizzazione del lavoro</strong>?</p>
<p>Voi cosa ne pensate?</p>
<p>Maria Benvenuti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agoradellavoro.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agoradellavoro.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agoradellavoro.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agoradellavoro.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agoradellavoro.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agoradellavoro.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agoradellavoro.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agoradellavoro.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agoradellavoro.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agoradellavoro.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agoradellavoro.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agoradellavoro.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agoradellavoro.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agoradellavoro.wordpress.com/393/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=393&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Negoziamo il &#8220;lavoro per la vita&#8221;!</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 10:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agoradellavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Salve” belle menti pensanti”… Partendo dalla mia esperienza personale scrivo quanto segue. Alla  dissennatezza dei luoghi  di lavoro (che  per me è anche  mobbing e violazione della mia vita privata) ma direi principalmente delle persone che ci lavorano, nei luoghi di &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/24/negoziamo-il-lavoro-per-la-vita/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=387&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong></p>
<p>Salve” belle menti pensanti”…</p>
<p>Partendo dalla mia esperienza personale scrivo quanto segue. Alla  dissennatezza dei luoghi  di lavoro (che  per me è anche  mobbing e violazione della mia vita privata) ma direi principalmente delle persone che ci lavorano, nei luoghi di lavoro ho frapposto “la potenza dell’esserci  e di esistere”. Con forza, determinazione, rigore mi sono opposta ai tentativi di umiliazione e sottomissione e con il mio comportamento coerente ho cercato di testimoniare una diversità di modelli di pensiero e comportamento.</p>
<p>Ho iniziato a lavorare subito dopo la scuola e a 17 anni mi sono adattata a più lavori con il criterio che riuscissi a farli, che fossero onesti, che fossero luoghi che non ledessero la dignità umana: ho lasciato un posto fisso in un asilo nido e un lavoro commerciale di rappresentante, passando le mille difficoltà e frustrazioni del precariato. Ora ho una nipote avanguardista che aveva trovato un posto fisso in un ufficio amministrativo come segretaria che mi scrive in una email di risposta di come va il suo lavoro: “<em>io mi sono licenziata e quest&#8217;anno seguirò il campionato f3 spagnolo, il campionato porsche carrera cup, il campionato gt italiano, farò la rassegna stampa x un pilota colombiano e farò l&#8217;inviata per una trasmissione televisiva&#8230;. poi a novembre speriamo che non finisca il tutto!! qui tt bene!! scusa se scrivo di fretta ma ho mille cose da fareeeeeeeeeeeeee. Ciaoooooooooooooe a prestooooooooooooooooooo”.</em></p>
<p>Ho fatto  tesoro dell’esperienza di mobbizzata  in un precedente luogo di lavoro e ora resisto ostinatamente e mi difendo con ogni strumento possibile  mentre nel precedente  posto di lavoro erano riusciti a licenziarmi. Il luogo di lavoro e’ davvero uno spaccato di società,  sono fiduciosa che sia questione del necessario tempo perché le cose cambino radicalmente. “La natura fara’ il suo corso” mi dico per farmi coraggio e consolarmi, sfegatata ecologista come sono… Io mi porto con me costantemente un bagaglio di malesseri fisici, appartengo alle  categorie protette (ma comunque con non poco residuo di salute) e una vicenda familiare d’origine che sto sistemando, togliendomi la soddisfazione di star bene, la sfortuna di avere un ex compagno che mi crea ancora problemi. Non e’ facile sicuramente e dato che non mi manca rabbia in corpo che sostenga una certa grinta , ho il buon senso di tenermi culturalmente vivace e chiedere aiuto la dove non riesco a fare da sola.</p>
<p>Avevo  ammassato una certa dose di insofferenza e stanchezza  in particolare nei confronti del lavoro. Partecipare all’Agorà mi ha permesso prima in me stessa di sgrovigliare nodi e sbloccare l’immaginario del mondo del lavoro sollevandomi lo spirito. Mettere in comune, scambiare idee arricchirmi della rendita acquisita dalle altre che  prima di me  hanno creato una straordinario sapere sapiente mi fa sentire partecipe di un cambiamento epocale, ci conto!</p>
<p>Riguardo l’imparare a negoziare (facendosi riconoscere come interlocutrice) mi interessa ma non disdegnerei anche un nuovo modello di rappresentanza che davvero mi rappresenti. La sfida di una “naturalita’ del lavoro è davvero per me un mito.. Vorrei che ne parlassimo. <em>Il lavoro per la vita:</em>  è questa la formula che più mi si addice.</p>
<p>Arrivedervi da Fabiola</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agoradellavoro.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agoradellavoro.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agoradellavoro.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agoradellavoro.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agoradellavoro.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agoradellavoro.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agoradellavoro.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agoradellavoro.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agoradellavoro.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agoradellavoro.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agoradellavoro.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agoradellavoro.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agoradellavoro.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agoradellavoro.wordpress.com/387/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=387&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Una storia di paternità: quando gli uomini lasciano fare carriera anche alle loro compagne</title>
		<link>http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/23/381/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 14:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agoradellavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[fare carriera]]></category>
		<category><![CDATA[madri]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio accennare alla storia di paternità di un mio collega per avvalorare la tesi che anche agli uomini può piacere la cura dei figli e che il livello di responsabilità che assumono può essere simile a quello delle madri. Ho &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/23/381/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=381&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Voglio accennare alla storia di paternità di un mio collega per avvalorare la tesi che anche agli uomini può piacere la cura dei figli e che il livello di responsabilità che assumono può essere simile a quello delle madri. Ho mostrato quello che avevo scritto al collega e alla moglie che pure conosco  ed ho ricevuto qualche correzione e qualche commento. Descrivevo lei come spesso lontana da Milano per lavorare in un’altra città e lui perfettamente in grado di occuparsi del figlio, da quando il bambino aveva un anno e mezzo e ancora oggi che ne ha nove, ma non potevo conoscere i sentimenti che li hanno accompagnati in questa avventura a tre, sui fronti delle reciproche relazioni, della fatica personale e dell’impegno verso la carriera, su quello del confronto di ciascuno con i suoi propri desideri e con i giudizi su se, e questo rende le cose molto più complicate di come le posso descrivere. Abbiamo concertato che facessi un racconto liberamente.</em></p>
<p>I miei amici si preoccuparono dell’esperienza che avrebbe fato un figlio nel caso in cui uno di loro avesse dovuto allontanarsi sovente da casa, dal momento che entrambi avevano una carriera da affermare in ambito universitario. il che vuol dire andare ad abitare dove ti capita di ricevere un posto. Lui: “ Ne parlammo con il nostro medico antroposofo, ci disse che l’importante era che ci fosse un genitore sempre presente, il <em>fato</em> ha deciso che fosse la mamma a spostarsi e sono stato io a restare a casa, in effetti è raro che sia una donna a viaggiare per lavoro e un uomo ad essere sempre vicino al figlio. ”</p>
<p>Lui: “ Quando i treni ci mettevano 4 ore e mezza per andare a Roma, lei stava via 2-3 giorni una settimana si e una no, ma Il periodo più brutto è febbraio, marzo, aprile e maggio, perchè tiene i corsi e quindi deve andare tutte le settimane a Roma.E’ l’unico periodo così intenso; poi la sua presenza (grazie anche a  internet) non è così pressante. Ora con l’alta velocità ci mette <em>solo</em> 3 ore, a volte (con grandi sacrifici personali) riesce ad andare e venire in giornata…”.</p>
<p>Lei:   “Cercavo di concentrare tutto il lavoro a Roma in uno o due giorni ed essere poi a casa, alzandomi spesso all&#8217;alba e rientrando con i treni a sera tardissima. Facevo i salti mortali per essere presente in università ma anche a casa, sentendomi spesso in colpa in entrambe le posizioni. In altri termini, quando ero a Roma pensavo a mio figlio e quando ero con lui pensavo a tutto quello che dovevo fare per l&#8217;università. Poi ho imparato ad essere più presente a me stessa, al bambino e alla vita …  “. Ci eravamo parlate a Roma anni fa, dopo il Convegno, come sempre, tutti scappavamo a casa nelle nostre città, il suo bambino era piccolo e lei restava, io ero impressionata dalle sue sere lontana dalla famiglia.</p>
<p>All’università vedevo il marito: ad una cert’ora se ne andava, a volte tornava, a volte no, ma non c’era mai nella seconda metà del pomeriggio in cui molti, specie i giovani, si attardano; allo stesso modo arrivava al mattino ben prima che gli uffici si animassero. “ Ho un riferimento teorico di cui posso sempre approfittare, se il bambino non è malato, abbiamo una colf dalle 13 alle 17 ma ho sempre cercato di stare vicino a mio figlio, facevo di tutto per andarlo a prendere alle 13, quando usciva dall’asilo e ora da scuola”. Mi diceva che lo accompagnava a giocare con gli altri bambini nel pomeriggio, che alle feste restava lì, sempre tra le madri degli altri…”. Il lavoro universitario permette di recuperare a casa la sera, il mio amico le passava tutte a lavorare in questi anni, dalle 20 alle 24, quando il figlio dorme.</p>
<p>Qualche emergenza l’ho vista, qualche volta il bambino era in ufficio, dal corridoio si sentiva la voce, l’impressione che ho discusso con una o due colleghe era che venisse sfidato un tabù in entrambi i suoi comportamenti. La vita familiare, il lavoro di cura, entravano nel luogo pubblico, tempio della produttività e della maschilità, ed era proprio un uomo a sfidare la abituale censura di ciò che li sostiene. Penso che altri spazi accademici lontani, come i convegni e le corrispondenze telematiche abbiano permesso una carriera non facile da perseguire dove la personalità del collega era più visibile. “Questa è una cosa più milanese… a Roma scene come quelle che tu hai descritto se ne vedono di più… quella dell’Italia centrale è una società più aperta e tollerante su queste incursioni. Certo la telematica ha aiutato anche mia moglie: pur stando a casa lei riesce ad essere presente con le mail, con le telefonate, ecc.”.</p>
<p>Mi ricordo Laura Balbo negli anni ’70 fece una lotta feroce perché le riunioni obbligatorie tra professori avvenissero in orario scolastico, vinse dopo anni e per uno o due anni soltanto, i colleghi trovarono il modo di rimetterle verso sera oppure all’ora di pranzo.  Poco tempo fa una professoressa straniera si era candidata ad un insegnamento nella nostra facoltà, pur avendo casa nel suo paese, aveva tre figli (grandi), fu dato per scontato da chi doveva decidere che la candidatura <em>non fosse</em> <em>credibile, </em>per quell’esatto motivo<em>.</em></p>
<p>E ancora: il mio innamorato, anni fa, aveva portato il suo bambino di cinque anni ad una riunione di lavoro perché l’aveva in consegna, come succedeva molti pomeriggi alla settimana, gli si dissero di non fare mai più una cosa del genere! Credo la salvaguardia del “tra uomini” e del “ fuori casa” sia il baluardo che rende difficile rendere pubblica la doppia presenza delle donne, <strong>deve essere esplicitata come volontà anche degli uomini</strong>. “ Infatti io ho diversi esempi di colleghi maschi che hanno impedito di far carriera alle loro donne, che avrebbero dovuto fare la vitaccia della mia (ad es. insegnare all’università di Bari ecc.), oppure alcuni colleghi mi hanno detto che per loro sarebbe impensabile la nostra situazione (non ho mai capito se dicessero in modo elogiativo oppure considerandomi un coglione).”</p>
<p>Lui: “Comunque c’è un aspetto trascurato: se è vero che gli uomini che <em>lasciano far carriera</em> ANCHE alle loro donne (perché io non ho rinunciato alla mia, infatti anche se con un po’ di ritardo sono comunque diventato ordinario) è un fatto nuovo, non dobbiamo dimenticare i costi che pagano le donne che decidono di far carriera: sono malviste dalle donne che carriera non hanno voluto/potuto farla e si portano dentro un forte senso di colpa per non essere vicini ai loro figli) come vorrebbero in un’età per loro molto delicata. Bisognerebbe aiutare maggiormente le donne a non sentirsi in colpa…”</p>
<p>Lei: Ringrazio molto il mio compagno per quello che ha scritto. E&#8217; vero c&#8217;è stato un impegno personale altissimo da parte di entrambi.  Io ho fatto la mia parte con grande gioia, comunque.</p>
<p>Ti ringrazio molto per il tuo lavoro e il tuo impegno nel proporre nuovi stili famigliari. E questo io lo giro all’agorà.</p>
<p>Antonella Nappi</p>
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		<title>L’accesso ai propri bisogni e desideri (prima riflessione)</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 21:36:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[organizzazione lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei condividere con voi del blog dell’agorà del lavoro tre riflessioni che ho fatto sabato scorso al convegno “La rivoluzione possibile. Cura/lavoro: piacere e responsabilità del vivere” (Libera università delle donne, Libreria delle donne, Leggendaria/Gruppo del mercoledì, Unione femminile, Milano), &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/22/laccesso-ai-propri-bisogni-e-desideri-prima-riflessione/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=376&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Vorrei condividere con voi del blog dell’agorà del lavoro tre riflessioni che ho fatto sabato scorso al convegno “<em>La rivoluzione possibile. Cura/lavoro: piacere e responsabilità del vivere</em>” (Libera università delle donne, Libreria delle donne, Leggendaria/Gruppo del mercoledì, Unione femminile, Milano), sperando siano utili per i lavori della prossima agorà di lunedì 27.</h4>
<h4><strong>L’accesso ai propri bisogni e desideri (prima riflessione)</strong></h4>
<h4><strong></strong>All’agorà del 30 gennaio, è emersa chiaramente l’<strong>insensatezza</strong> di questa organizzazione del lavoro, perlomeno rispetto ai c.d. lavori della conoscenza.</h4>
<h4>Per come la vedo io, il cammino politico dovrebbe proseguire contemporaneamente su due versanti.</h4>
<h4>Il primo è quello di continuare nel lavoro di allargamento della consapevolezza. L’obiettivo è che ciascuna possa davvero avere accesso ai propri <strong>bisogni e desideri più profondi, sia rispetto alla propria identità professionale, sia rispetto a quella materna</strong>, in modo tale da capire quale è il mix di cura e di lavoro per il mercato che le restituisca la migliore integrità, la maggiore fedeltà a sè stessa. Mix che probabilmente varierà nel corso della sua vita. All’agorà del 30, Annalisa, una psicoterapeuta quasi quarantenne, ha detto: “<em>Mi sembra che nella nostra società non ci siano i supporti che consentano il riconoscimento della maternità come istinto e come bisogno</em>”.</h4>
<h4>Certo, non è che il primo passo: una volta compreso quale è questo mix, il lavoro su di sé, di presa di coscienza, ha bisogno di un ulteriore passaggio per arrivare a potersi dire: “<em>un’altra organizzazione del lavoro è davvero possibile</em>”.</h4>
<h4>Mi/vi chiedo: come possiamo aiutarci in questo cammino di presa di coscienza dei nostri desideri e bisogni rispetto al  lavoro di cura e al lavoro retribuito?</h4>
<h4>Maria Benvenuti</h4>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agoradellavoro.wordpress.com/376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agoradellavoro.wordpress.com/376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agoradellavoro.wordpress.com/376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agoradellavoro.wordpress.com/376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agoradellavoro.wordpress.com/376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agoradellavoro.wordpress.com/376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agoradellavoro.wordpress.com/376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agoradellavoro.wordpress.com/376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agoradellavoro.wordpress.com/376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agoradellavoro.wordpress.com/376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agoradellavoro.wordpress.com/376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agoradellavoro.wordpress.com/376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agoradellavoro.wordpress.com/376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agoradellavoro.wordpress.com/376/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=376&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Licenziabile in caso di gravidanza</title>
		<link>http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/21/licenziabile-in-caso-di-gravidanza/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agoradellavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[contributi e discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[licenziamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni volta che incontro giovani donne sento l’urto della loro rabbia. Hanno molta fretta, e non sopportano discorsi fumosi. Gli anni passano, e loro non riescono a fare un bambino come vorrebbero. Oggi si è diffusa la notizia del contratto &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/21/licenziabile-in-caso-di-gravidanza/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=373&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che incontro giovani donne sento l’urto della loro rabbia. Hanno molta fretta, e non sopportano discorsi fumosi. Gli anni passano, e loro non riescono a fare un bambino come vorrebbero. Oggi si è diffusa la notizia del contratto Rai -azienda pubblica- con clausola di licenziabilità in caso di gravidanza. E’ la punta dell’iceberg di una situazione drammatica per le donne. Vorrei che l’Agorà tenesse più realisticamente conto di queste situazioni. Al giornale ho una giovane segretaria precaria con la bacheca piena di foto di bambini. Lei non può averne, perché andrebbe a casa. Queste donne vogliono che il paese sia governato dalle donne, fiduciose che così i loro problemi entrerebbero davvero nell’agenda politica. Non si può più girare la testa dall’altra parte.</p>
<p>Marina Terragni</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agoradellavoro.wordpress.com/373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agoradellavoro.wordpress.com/373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agoradellavoro.wordpress.com/373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agoradellavoro.wordpress.com/373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agoradellavoro.wordpress.com/373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agoradellavoro.wordpress.com/373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agoradellavoro.wordpress.com/373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agoradellavoro.wordpress.com/373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agoradellavoro.wordpress.com/373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agoradellavoro.wordpress.com/373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agoradellavoro.wordpress.com/373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agoradellavoro.wordpress.com/373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agoradellavoro.wordpress.com/373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agoradellavoro.wordpress.com/373/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=373&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Una sentenza che deve fare storia: la casalinga è una lavoratrice ‘non dipendente’</title>
		<link>http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/20/una-sentenza-che-deve-fare-storia-la-casalinga-e-una-lavoratrice-non-dipendente/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 18:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agoradellavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[contributi e discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritto/diritti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro casalingo]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche volta arrivano anche delle notizie che allargano il cuore. Mi riferisco alla sentenza firmata a Venezia dalla Giudice del lavoro Margherita Bortolaso. Il fatto: un poliziotto della questura di Venezia aveva chiesto un congedo dopo la nascita di una &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/20/una-sentenza-che-deve-fare-storia-la-casalinga-e-una-lavoratrice-non-dipendente/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=369&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Qualche volta arrivano anche delle notizie che allargano il cuore. Mi riferisco alla sentenza firmata a Venezia dalla Giudice del lavoro Margherita Bortolaso.</h4>
<h4>Il fatto: un poliziotto della questura di Venezia aveva chiesto un congedo dopo la nascita di una figlia con un grave handicap; il Ministero dell’interno (da cui dipende la polizia) glielo aveva negato con la motivazione che la moglie era una casalinga. Quindi, sott’inteso, la moglie era una persona che non aveva null’altro da fare che accudire la malata: non doveva fare la spesa, andare alla posta o in farmacia, cucinare, lavare, magari riposarsi un po’. No, era per definizione una persona “a totale disposizione”.</h4>
<h4>Il poliziotto ha fatto ricorso (bravo!) e qui il fatto importante è che sono entrate in gioco due donne che non hanno lasciato correre e alle quali va la mia riconoscenza: la consigliera di parità della provincia di Venezia, Federica Vedova, e la giudice del lavoro Margherita Bortolaso.</h4>
<h4>La giusta sentenza dice: il diniego del Ministero dell’Interno è illegittimo; il padre ha diritto ad avere il tempo che gli spetta per prendersi cura della figlia anche se la moglie è una casalinga perché – anche se molte persone pensano ancora alla casalinga come a una non-lavoratrice – nella realtà la casalinga è una lavoratrice ‘non dipendente’</h4>
<h4>Importante la definizione utilizzata dalla giudice: finora nella categoria di lavoratrici non dipendenti si includevano solo le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrice diretta, parasubordinata, libera professioniste ecc.). Includere la casalinga diventa fonte di diritti (per la madre casalinga e per il padre) e di doveri da parte del datore di lavoro.</h4>
<h4>Nel caso del poliziotto il Ministero dell’Interno dovrà provvedere con un risarcimento, cioè “pagare al lavoratore discriminato un importo pari ai numeri dei permessi e alle giornate di congedo negate”, cioè 9.750 Euro.</h4>
<h4>La sentenza apre un varco molto importante: con questo precedente le casalinghe in maternità potranno chiedere ai loro mariti di ottenere congedi e permessi. Facciamolo valere.</h4>
<h4>Silvia Motta</h4>
<h4></h4>
<h4></h4>
<h4></h4>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agoradellavoro.wordpress.com/369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agoradellavoro.wordpress.com/369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agoradellavoro.wordpress.com/369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agoradellavoro.wordpress.com/369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agoradellavoro.wordpress.com/369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agoradellavoro.wordpress.com/369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agoradellavoro.wordpress.com/369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agoradellavoro.wordpress.com/369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agoradellavoro.wordpress.com/369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agoradellavoro.wordpress.com/369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agoradellavoro.wordpress.com/369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agoradellavoro.wordpress.com/369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agoradellavoro.wordpress.com/369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agoradellavoro.wordpress.com/369/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=369&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Vieni alla prossima Agorà per parlare di&#8230;</title>
		<link>http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/14/vieni-alla-prossima-agora-per-parlare-di/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 09:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agoradellavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[inviti e organizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Negoziando si impara (e si può vincere) Nell’ultima Agorà abbiamo sentito i racconti di giovani donne capaci e intelligenti, che lavorano, fanno (o non fanno) figli, che vogliono tempo per sé. Donne che vogliono negoziare una diversa organizzazione, valutazione, riconoscimento &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/14/vieni-alla-prossima-agora-per-parlare-di/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=366&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#000000;"><strong>Negoziando si impara (e si può vincere)</strong></span></span></h3>
<h4><span style="color:#000000;">Nell’ultima Agorà abbiamo sentito i racconti di giovani donne capaci e intelligenti, che lavorano, fanno (o non fanno) figli, che vogliono tempo per sé. Donne che vogliono negoziare <strong>una diversa organizzazione, valutazione, riconoscimento del loro lavoro</strong>.</span></h4>
<h4><span style="color:#000000;">Sia le dipendenti sia le “contrattiste” cercano <strong>tempi e modi</strong> di lavorare diversi da quelli che incontrano in un mondo del lavoro sempre più dissennato.</span></h4>
<h4><span style="color:#000000;">Cercano nuovi modi di rapportarsi con capi e cape, colleghi, dipendenti, sindacalisti e responsabili delle risorse umane di entrambi i sessi. Vogliono pensare a nuovi codici di comportamento che migliorino le relazioni e le pratiche quotidiane di lavoro.</span></h4>
<h4><span style="color:#000000;">Lavorare e vivere, lavorare bene e vivere bene. Di certo non hanno alcuna intenzione di “tornare a casa” per far fronte a un welfare al lumicino. Al contrario, vogliono imparare ad affermare i loro desideri e a <strong>negoziare in modo più efficace</strong>. </span></h4>
<h4><span style="color:#000000;">Come far tesoro delle esperienze e individuare i nodi giusti per incrinare il muro di gomma?</span></h4>
<h4><span style="color:#000000;">Come fare per trasformare la forza e la determinazione di tante (e tanti) in una forza visibile e collettiva?</span></h4>
<p><span style="color:#000000;"><strong>Invitiamo tutte e tutti a riprendere il discorso avviato nell’ultima Agorà per andare avanti e incominciare a trovare insieme strumenti concreti di cambiamento.</strong></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><strong>L’AGORÀ DEL LAVORO<br />
</strong><strong>per incontrarsi ribellarsi  progettare<br />
</strong><strong>accade a Milano<br />
</strong></span><strong><span style="text-decoration:underline;color:#000000;">il 27 febbraio 2012 dalle 18,30 alle 21</span><br />
</strong><span style="color:#000000;">Viale D’Annunzio, 15</span><br />
<span style="color:#000000;">tram 2 e 14 P.za General Cantore; 3 e 9 P.za 24 Maggio</span><br />
<span style="color:#000000;">metro 2 Sant&#8217;Agostino</span></p>
<div><span style="color:#000000;"> </span></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/agoradellavoro.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/agoradellavoro.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/agoradellavoro.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/agoradellavoro.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/agoradellavoro.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/agoradellavoro.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/agoradellavoro.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/agoradellavoro.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/agoradellavoro.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/agoradellavoro.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/agoradellavoro.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/agoradellavoro.wordpress.com/366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/agoradellavoro.wordpress.com/366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/agoradellavoro.wordpress.com/366/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=366&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>La mia “flessibilità per scelta” e quella di oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 09:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agoradellavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[contributi e discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[condizione precaria]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[senso]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho 65 anni. La mia è sempre stata una esistenza di vita-lavoro vissuta integralmente all’insegna della flessibilità per scelta, sapendo i rischi di vivere senza tutele e nessuna garanzia di reddito per vivere. Restaurare i dipinti è stata una vera &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/14/la-mia-flessibilita-per-scelta-e-quella-di-oggi/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=363&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Ho 65 anni. La mia è sempre stata una esistenza di vita-lavoro vissuta integralmente all’insegna della flessibilità per scelta, sapendo i rischi di vivere senza tutele e nessuna garanzia di reddito per vivere. Restaurare i dipinti è stata una vera vocazione. Tra gelate invernali, e caldi estivi, correnti d’aria, polveri e solventi tossici, ero felice perché vivevo nella bellezza. Un vero privilegio.</h4>
<h4>Dopo la laurea in Sociologia nel ‘72, attraversata completamente da quella vertigine meravigliosa del ‘68, facevo l’anima bella che non voleva sporcarsi le mani, lavorando da sociologa o giù di lì, in seno a una società radicalmente contestata e ho praticato per 15 anni il rifiuto del lavoro (allora la sconfitta operaia del ‘69 aveva prodotto un vasto rifiuto del lavoro salariato stabile). Io potevo permettermelo: era un periodo glorioso di conquiste di diritti civili, di opulenza, di benessere diffuso e stabile, che garantiva la salute, le pensioni piene, occupazione a tempo indeterminato, accesso ai consumi e alle risorse. Ben diverso dall’attuale situazione di instabilità e incertezza. Nessun timore del futuro e nutrivo un senso di onnipotenza per aver capito i meccanismi perversi del potere, sicura di poterli raggirare.</h4>
<h4>Negli anni ‘80 la prima crisi del petrolio, della produzione, dell’occupazione e inflazione. I ricatti dell’esistenza, manipolati dal mercato e dalla politica neoliberista senza regole e che chiedevano allo Stato di farsi da parte, mi trasformarono in una Ditta individuale, lavoratrice autonoma. Mai, una libertaria situazionista come me avrebbe potuto fare un lavoro fisso. E potevo permettermi di pensarlo ‘monotono’ e scappare lontano dalla casa di ‘mamma e papà’. Ma nuotare controcorrente è anche faticoso, prima o poi arriva il conto: con la crisi, quattro mesi fa ho chiuso l’attività precipitando sotto la soglia di povertà. E so che sono tante le donne della mia generazione che si ritrovano in questa emarginazione. Quindi so cosa significhi cercare un nuovo lavoro ogni due-tre-sei mesi, soprattutto se si è single con figli a carico e privati delle garanzie dello Stato sociale dei genitori.</h4>
<h4>Oggi, se il posto fisso è ancora sperato, è solo perché garantisce (?) nel futuro il reddito per vivere,  metter su famiglia ed evitare le dimissioni in bianco. Ma credo che ormai la maggior parte dei giovani rifiuti la logica di routine del lavoro a tempo indeterminato perché la considerano peggiore di quella legata alla flessiblità. E talvolta viene pure abbandonato se non realizza ambizioni sperate (Chiara). Col rischio di un giudizio sociale negativo.</h4>
<h4>Soprattutto le donne precarie, investite da un processo di soggettivazione senza precedenti, vedono i limiti delle istituzioni stabili e non ambiscono a quelle sicurezze di cui godevano le loro madri: matrimonio, famiglia, lavoro a tempo indeterminato non interessano più, e preferiscono vivere l’ambiguità della paura e del fascino dell’incertezza perché le stimola creativamente. Il futuro diventa una sfida, un percorso che la cultura individualistica invita a percorrere. Un corpo a corpo tra il nuovo soggetto libero, deregolamentato, proprietario di se stesso, e le nuove difficoltà dell’esistere.</h4>
<h4>Le giovani mamme invitate a parlare all’Agorà del 30 gennaio 2012 apprezzano il contratto individuale, lo percepiscono come un’opportunità di autorealizzazione, affermazione delle proprie capacità. Lo credono pure favorevole per negoziare gli orari, come afferma una giovane psicoterapeuta, o realizzare il doppio sì come afferma Vanna. Però non sempre va bene il part-time quando significa stipendio ridotto e magari con un carico di lavoro a tempo pieno. Sono comunque consapevoli che il problema sta nell’assenza di tutele, diritti civili e di garanzie di reddito che possano colmare i periodi di non-lavoro. Non pensano al doppio sì come le loro mamme, per stare di più in casa coi figli ma per avere più tempo libero per fare quel che a loro piace e hanno le idee più chiare sulla necessità della condivisione coi loro partner, alcuni dei quali scoprono il piacere di occuparsi dei figli, ma qualcuno è ancora riluttante, per cui, dicono, ci vorrebbe una rivoluzione culturale.</h4>
<h4>In ogni caso nessuna mamma mi sembra abbia espresso il senso di onnipotenza e insostituibilità che ha caratterezzato le mamme della mia generazione. Che mi sembra ancora ben presente in molte, anche se mascherato dall’affermazione che non si possono obbligare i compagni a condividere il lavoro di cura. Si interrogano sul senso del lavoro, sulla sua “naturalità”, se può essere un piacere.</h4>
<h4>Mi sono resa conto però che stenta una presa di coscienza collettiva che rivendichi una flessibilità adattata alla vita più che al lavoro. È a questa generazione che spetta il compito di ribaltare il rapporto lavoro-vita e pretendere un reddito più alto commisurato alla vita, perché è tutta l’esistenza con i saperi e la creatività del tempo libero che entra in produzione (C. Morini-A.Fumagalli). Bene ha fatto Lea a dire che il doppio sì dovrebbe servire per la vita più che per la maternità.</h4>
<h4>Penso che la forza trainante per un sovvertimento dello stato di cose attuale sarà femminile. L’autocoscienza rivoluzionaria femminista continua a contagiare. Le donne hanno il coraggio di declinare ancora al futuro i loro desideri, (è anche un accorato invito della nostra Agorà), che non sono stati travolti dal “grande freddo” come è successo ad altri movimenti del passato, con i quali hanno condiviso esperienze irripetibili.</h4>
<h4>Questa non è la vita che desideriamo. Riprendiamocela</h4>
<h4>Ornella Bolzani</h4>
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		<title>Trasformiamo la forza delle singole in una forza collettiva</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 12:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agoradellavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[contributi e discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[confronto]]></category>
		<category><![CDATA[doppio sì]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro di cura]]></category>

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		<description><![CDATA[Sin dagli inizi tra le promotrici dell’Agorà del lavoro, ho sempre creduto nel progetto di creare a Milano una “piazza” in cui si parlasse di lavoro, a partire dal pensiero e dal sapere espresso dalle donne, ma volendo confrontarsi anche &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/05/trasformiamo-la-forza-delle-singole-in-una-forza-collettiva/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=358&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sin dagli inizi tra le promotrici dell’Agorà del lavoro, ho sempre creduto nel progetto di creare a Milano una “piazza” in cui si parlasse di lavoro, a partire dal pensiero e dal sapere espresso dalle donne, ma volendo confrontarsi anche con gli uomini.</p>
<p>Tuttavia, dopo l’entusiasmante partenza all’Umanitaria il 23 maggio dello scorso anno, personalmente ho avvertito un senso di difficoltà crescente, nonostante la presenza di tante persone, spunti ed energie, nelle cinque agorà che sono seguite.</p>
<p>Per me, la difficoltà principale stava nel fatto che desideravo portare avanti il discorso che “il lavoro necessario per vivere è molto di più di quello retribuito”, discorso cardine del  documento “Immagina che il lavoro” ma che per fare dei passi avanti su questo tema era, a mio parere, essenziale il confronto in carne ed ossa, a partire da sé, con le donne (e gli uomini) che ora stanno sperimentando sulla propria pelle il Doppio sì, il desiderio di lavorare e di avere figli.</p>
<p>Per questo, ho pensato fosse necessario dedicare espressamente una agorà alle madri e ai padri e sono stata veramente felice della presenza di tante mamme-lavoratrici all’incontro del 30 gennaio e che dall’inizio alla fine ci sia stato uno scambio scorrevole e intenso.</p>
<p>Ringrazio quindi tutte quelle che hanno partecipato. Ora si tratta di capire come proseguire intorno ai “nodi” del Doppio sì che sono emersi anche lunedì sera: organizzazione del lavoro, flessibilità dell’orario per tutti, rappresentanza, accesso ai propri desideri sia come lavoratrice sia come madre, condivisione del lavoro di cura con il compagno, conflitto con chi (?)…</p>
<p>E di come fare perché la forza delle singole esperienze e delle singole riflessioni che abbiamo condiviso si allarghi a macchia d’olio e diventi forza collettiva per tutte e tutti.</p>
<p><strong>Maria Benvenuti</strong></p>
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		<title>Le giovani mamme, il doppio sì e la forza femminile</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 21:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agoradellavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[report incontri]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[contrattazioni]]></category>
		<category><![CDATA[doppio sì]]></category>
		<category><![CDATA[mamme]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa settima “agorà delle mamme” (di papà neanche l’ombra) per me è stato un incontro bello, intenso, con parole nitide che hanno intrecciato perfettamente emozioni e politica. Maria ha avviato il dibattito: la flessibilità o riduzione dell’orario (che non deve &#8230; <a href="http://agoradellavoro.wordpress.com/2012/02/02/le-giovani-mamme-il-doppio-si-e-la-forza-femminile/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=agoradellavoro.wordpress.com&amp;blog=22823074&amp;post=348&amp;subd=agoradellavoro&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settima <strong>“agorà delle mamme”</strong> (di papà neanche l’ombra) per me è stato un incontro bello, intenso, con parole nitide che hanno intrecciato perfettamente emozioni e politica. <strong>Maria</strong> ha avviato il dibattito: la flessibilità o riduzione dell’orario (che non deve tradursi in emarginazione) rende possibile il doppio sì, il desiderio di esserci nel lavoro e nella maternità. Un mutamento di visuale che significa più condivisione e più trasparenza nel lavoro per tutti senza fare a gara a chi sta più ore in ufficio e senza più identificare la professionalità con l’assoluta fedeltà all’azienda. Un’esigenza che va estesa, toccando il problema della rappresentanza…</p>
<p>La parola è passata alle giovani mamme, intervenute numerose, che hanno raccontato storie coinvolgenti senza alcuna ideologia, con molte possibili variabili: condizioni economiche differenti, presenza di compagni solidali o al contrario incapaci di condivisione, aziende e capi insensibili (con regole sempre più ostili alle donne) oppure luoghi resi più “vivibili” dall’immissione di personale femminile. E soprattutto tanti modi diversi di essere madri. Come <strong>Annalisa</strong> (un bimbo di 2 anni e mezzo) per la quale 8 ore lontane dal figlio erano una “montagna” che la schiacciava, e così “ha sacrificato” il posto di lavoro, accettando di sentirsi “socialmente poco significativa”. Oppure come <strong>Giorgia</strong> (due bimbi di 8 e 10 anni) che invece ha scelto il tempo pieno pur di non sentire “solo lei” tutto il peso pratico ed emotivo del doppio ruolo (“il disagio maggiore era concertare con mio marito un’esperienza alla pari”).</p>
<p>Dilemmi, contraddizioni che lasciano pur sempre scoperto il nodo di un modo di lavorare assurdo per tutti, fatto di regole obsolete e di cartellini da timbrare senza tenere conto dei risultati che non sempre (anzi quasi mai) coincidono con la quantità di ore passate in ufficio (un male molto italiano…). Emblematica, in questo senso, la storia di <strong>Marta</strong> che lavora in una piccola casa editrice come partita Iva e viene pagata meno rispetto al compenso di un redattore perché ha il “privilegio” della flessibilità, potendo entrare più tardi per accompagnare la bambina all’asilo nido e potendo lavorare da casa qualche giorno alla settimana se la bambina è malata. Il carico di lavoro però è commisurato a un “tempo pieno” e spesso Marta si porta a casa le bozze da correggere. Alla richiesta di aumentare il compenso, l’azienda ha risposto: “Teniamo molto alla tua professionalità, ma…” Muro di gomma.</p>
<p>Le contrattazioni singole possono anche funzionare, come racconta una giovane psicoterapeuta che è riuscita a negoziare gli orari (“il doppio sì significa capire che cosa desideriamo davvero nei due ambiti”), o come <strong>Sara</strong>, ricercatrice oncologa che di sì ne ha detti addirittura 3: al lavoro, dove ha ottenuto un orario flessibile, alla maternità (“il mio essere altrove ha permesso al mio compagno di scoprire con nostra figlia una dimensione di paternità gioiosa”) e alla politica (“la narrazione non basta, ma molte donne della mia età hanno scarsa fiducia di poter rendere politica la loro esperienza”).</p>
<p>E se <strong>Monica</strong>, bancaria, descrive un netto peggioramento delle condizioni di lavoro (“il nostro 18 per cento di part time, quasi tutto femminile, ha l’obbligo assurdo di fare gli intervalli”), <strong>Vanna</strong> che lavora a Trenitalia sottolinea come l’entrata in massa delle donne negli ultimi 10 anni (“appena ottengono il tempo indeterminato, fanno figli…”) abbia contribuito ad agevolare le contrattazioni individuali che rendono possibile il doppio sì.</p>
<p>Dice <strong>Luisa</strong>, le contrattazioni sono singole, ma dietro deve esserci la forza femminile, ovvero una politica culturale che infonda questo sentimento. “Con tutta la forza necessaria”, come s’intitola l’ultimo numero di via Dogana.</p>
<p>Ma c’è anche l’esperienza di<strong> Silvia</strong>, 2 figli e 51 anni, in Cassa integrazione straordinaria dopo lo smantellamento di Irisbus, che fa notare una delle tante piccole discriminazioni subite dalle donne, che hanno più difficoltà di accesso al premio di produzione (alle ore conteggiate vengono tolti i permessi). Ma perché – si chiede – così pochi uomini usufruiscono del permesso di paternità? Precarietà infinita denunciata anche da una giovane giornalista, mamma di una bambina, che di fronte alla crisi di giornali ed editoria confessa: non potrei mai permettermi un part time, visto che già il full time è pagato così male…</p>
<p>“Non è il part time la soluzione”, insiste <strong>Lia</strong>. Le donne sono solo la punta di diamante, il problema è sovvertire l’organizzazione del lavoro. “Ma siamo sicuri che ai figli faccia bene tutta questa dedizione delle madri?” si chiede invece <strong>Lea</strong>, che ribadisce come il doppio sì non deve essere solo legato alla maternità, ma alla vita.</p>
<p>E per finire, ecco il dato significativo riferito da <strong>Anna</strong>: sulle 3 mila donne, dai 20 ai 40 anni, che hanno risposto al questionario “Madre non madre” quasi 1 su 2, tra quelle che hanno avuto un figlio, o ha lasciato il lavoro, o l’ha cambiato, o ha cambiato drasticamente l’orario (dato divergente da quel 18 per cento di donne che secondo l’Istat lascia il lavoro nel primo anni di vita del bambino). E metà delle madri ammette di aver incontrato grossi problemi rientrando al lavoro, aggiunge <strong>Marina</strong> che sottolinea la schizofrenia fra la forza delle donne e un mercato dagli spazi sempre più ristretti. Creiamo forza femminile sì, concludono <strong>Maria Grazia</strong> e <strong>Sandra</strong>, ma ricostruiamo anche una nuova forma di rappresentanza politica e cerchiamo uno sbocco a livello istituzionale.</p>
<p><strong>Giovanna Pezzuoli</strong></p>
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