A Bologna l’Agorà la penso così

di Nunzia Catena

In questo mese ho pensato alle tante cose e idee che sono state dette all’apertura di Agorà e siccome per me le politiche del lavoro sono sempre state una priorità di studio e di lavoro vero e proprio, (oltre a essere una lavoratrice del settore della formazione professionale, comparto con molta presenza femminile, ho anche una lunga militanza sindacale), trovo molto interessante il progetto dell’Agorà, che, se ho capito bene, si intende declinare in maniera “naturale” secondo le potenzialità e i tempi che man mano il vostro gruppo Agorà ricercherà, svilupperà, individuerà ecc. Motivo per cui mi piacerebbe aprire un’Agorà del Lavoro anche a Bologna, città dove vivo; ma sono convinta che a Bologna si possa costruirla in tempi e con premesse diverse.

Non tanto perché diverso è lo sviluppo produttivo e del mercato del lavoro, o perché sono diverse le culture femminili sul lavoro, ma semplicemente perché a Bologna trovo, sulla questione lavoro, già molte discussioni ed elaborazioni aperte da molti soggetti, dall’università al sindacato, dai gruppi politici e non.

Ciò che davvero manca a Bologna, secondo me, è un luogo “riassuntivo o condensativo” di tutte le autonome e molteplici elaborazioni, che possa fare da punto di partenza di un canovaccio comune e unico che possa aiutare ed elaborare risposte tecniche e politiche sulla materia lavoro.
Allora in questo senso un’Agorà a Bologna potrebbe, in contatto con voi a Milano, contribuire a raccogliere in sé quelle esperienze e, soprattutto, interloquire e proporsi con tutti i soggetti di cui parlavo prima, e con altri ancora.

Inoltre sono persuasa che anche a Bologna si debba, forse, partire dalla questione femminile nel lavoro. Per dirla in breve, se il lavoro sta al centro delle questioni sociali, allora la condizione delle donne nel (per il) lavoro, è il centro del centro dei problemi. Inizierei da qui che ne dite?

Nunzia Catena

 

 

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2 risposte a A Bologna l’Agorà la penso così

  1. Silvia Motta ha detto:

    Cara Nunzia,
    l’idea che anche a Bologna si apra l’Agorà mi fa felice. Quando, prima di iniziare questa avventura pensavo a cosa sarebbe accaduto, una delle cose che immaginavo era proprio che tante/tanti raccogliessero questo spunto e lo facessero vivere nella loro città. Nelle forme e nei modi che corrispondono alle esigenze e ai desideri che ci sono in quel contesto, in quel luogo, con quelle persone. Come noi, a Milano, vogliamo che l’Agorà non si ponga come luogo astratto/avulso, ma si radichi nella vita e nei problemi di questa città.
    Non temo la frammentazione. Anzi, partiamo dalla frammentazione per scambiare-collegare- connettere vissuti, esperienze, competenze, elaborazioni, e…soprattutto, idee di cambiamento.
    Quanto al fatto che le donne sul tema del lavoro siano oggi i soggetti che hanno le cose più importanti e originali da dire, ne sono sicura . Non solo perchè nel lavoro ci siamo massicciamente da tempo, quindi sappiamo di che cosa si parla e sappiamo anche che molto di come è concepito e organizzato il lavoro oggi non ci va bene, ma anche perchè siamo le più esperte del legame che c’è tra lavoro e tutto il resto della vita (avere i figli, costruire e portare avanti relazioni, curale, curare, ecc.). Non è un caso che l’Agorà nasca con un’impronta decisamente femminile. L’auspicio, ovviamente, è che anche i maschi sempre in maggior numero incomincino ad ascoltare, a confrontarsi (e ad accogliere, perchè no?) il nuovo punto di vista sul lavoro di cui le donne oggi sono portatrici.

  2. donatella ha detto:

    Molto d’accordo. E d’accordo con l’idea espressa da Cigarini, nel Manifesto del lavoro, etc., che si tratta di mettere in discussione l’intera organizzazione del lavoro e di conseguenza quella della società. Le cosiddette misure di conciliazione non fanno che riconfermarla così com’è e così com’è si porta via la vita delle donne e degli uomini, di più quella delle donne. Lo dico a partire dalla mia di vita e lo faccio, come esempio, in relazione all’accordo Sacconi-Carfagna firmato da tutti i sindacati. Non vi è traccia di un serio investimento sul telelavoro che si prevede possa essere accordato soltanto per ragioni legate alla maternità e all’assistenza di familiari, previa dimostrazione di cause certificabili dal sistema sanitario e simili. Non vi è nessuna considerazione dei vantaggi (sociali, ambientali, economici, etc.) che esso consentirebbe e, soprattutto, nessuna considerazione del desiderio di lavorare al di fuori degli spazi e delle condizioni organizzative già previste. Il già previsto è contro di me, come donna, ma anche come semplice essere vivente, bisogna cambiarlo. Difficile che questo cambiamento possa essere prodotto dal pensiero dell’attuale classe politica al governo e all’opposizione ma con quello mi pare dobbiamo interagire. A meno di facilitare il più possibile una presenza al governo di donne che fanno politica, come dice Terragni, proprio perché donne e non nonostante siano donne.
    Ci vediamo lunedi, vengo con molta felicità di poter essere con voi.

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