Qualche riflessione dopo l’incontro all’Ambrosianeum

Nella bellissima sala circolare dell’Ambrosianeum è accaduta ieri la seconda agorà. Eravamo un po’ meno della prima volta all’Umanitaria, anche se forse c’era qualche ragazza in più. Difficile tracciare un bilancio, l’impressione è stata di una grande voglia di andare avanti, di fare un passo decisivo senza però sapere bene in quale direzione… Cominciamo dalle certezze. Ci si rivedrà all’inizio di settembre, nel frattempo il nostro blog non va in vacanza per cui tutte/i siete invitate/i a scrivere le vostre riflessioni, i vostri desideri, le vostre aspettative e soprattutto le vostre proposte. Altro punto su cui siamo tutte/i d’accordo è la richiesta di un posto fisso e gratuito da rivolgere all’amministrazione comunale (si è parlato, ad esempio, delle scuole a disposizione dei cittadini nel pomeriggio-sera, ma forse servirebbe un luogo più simbolico…). Detto questo,  mi ha fatto piacere il bisogno di concretezza che ha attraversato molti interventi. Non solo di chi metteva in campo obiettivi specifici (da un rapporto propositivo con la giunta Pisapia alla richiesta di un reddito di base, o di cittadinanza universale) ma anche di chi stimolava una riflessione sul “lavoro come bene comune”, o sul rapporto lavoro/denaro/gratificazioni (mi ha colpito la domanda della quasi pensionata,“se non lavoriamo più, cosa siamo?”).  O ancora di chi esprimeva l’esigenza di rivolgere nel qui e ora attenzione verso gli immigrati (perché non incoraggiare, ad esempio, i Comuni a dare a tutti i cittadini il diritto del voto amministrativo?). Ma  il momento per me forse più emozionante è stato quello in cui hanno preso la parola le ragazze più giovani, dimostrando una grande capacità di partire da sé e arrivando però subito al “dunque” ovvero all’esigenza di un cambiamento culturale, di nuovi paradigmi, lontani dagli stereotipi che ci ingabbiamo, per comprendere cosa significa lavorare a tempo determinato o a progetto e quali relazioni può innescare. Le esperienze diverse davano origine a elaborazioni contrapposte, ma sempre nuove, coinvolgenti: progettualità a scadenza per una incarnava una curiosità, un desiderio, una mancanza di dipendenza (e chissene frega del posto fisso e della carriera), là dove per un’altra la serie infinita di lavoretti rubava tempo, logorava e annullava qualsiasi piacere, tanto da farle dire “non so più nemmeno cosa mi piace…”.  E altre ancora, meno giovani, sottolineavano la continuità di queste esperienze con chi grazie alla crisi si ritrova precaria a 50 anni… Non è mancata, infine,  qualche critica per un eccesso di Milanocentrismo, mentre è stata sottolineata la consueta divaricazione tra chi voleva individuare da subito obiettivi possibili (dal telelavoro da diffondere agli stage post-universitari che andrebbero pagati, ma chi in questo caso sarebbe l’interlocutore?) e chi cercava invece nuove parole per definire il lavoro.  Un luogo davvero ricco di scambi anche se forse è mancato un “centro di gravità permanente”. E  adesso?? Qualcuna sente il desiderio di dividersi in gruppi per approfondire i diversi bisogni emersi, ma questo forse è prematuro, forse toglierebbe forza e identità all’agorà. Nello stesso tempo, è urgente trovare un’invenzione, una chiave per andare avanti senza disperderci. Insomma, scriveteci!!!

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