Cura e denaro nel mercato e nel domestico

La polarizzazione proposta da Silvia Motta (in apertura dell’Agorà 26/9) tra lavoro per il mercato “dove corre denaro” e “un’economia parallela dove non corre denaro e che è il lavoro per vivere” mi pare che possa essere oltrepassata se ci poniamo nell’ottica di ripensare le categorie interpretative con cui guardiamo al concetto, e all’esperienza, di lavoro. Nell’epoca della crisi e delle nostre riflessione su crisi e lavoro forse possiamo inoltrarci di più su vie nuove e ragionare su come ripensare il paradigma.

Poiché all’epoca della crisi (ma in realtà da prima, da circa 15 anni ha avuto un inizio percepibile) corre poco, o nullo, denaro nei lavori per il mercato. Lavori pagati in eccessivo ritardo rispetto alla produzione o alla consegna, lavori non pagati come stages, lavori in cui è prevista una quota di tempo “invisibile” backoffice e che non viene pagato. La misura classica del rapporto Tempo/Denaro è in crisi. Lavori non standard, lavori in cui prevale la presenza di donne. Non standard per tipologia contrattuale e per tipologia di processi produttivi, individuali e di impresa. Realtà di Milano negli ultimi anni. Nel mercato corre davvero poco denaro.

Potremmo oltrepassare i confini  concettuali tra “mercato e domestico” ed utilizzare categorie che hanno avuto origine in uno o nell’altro alla prova dell’altra area: credo sia interessante evitare la polarizzazione.

All’epoca della crisi siamo interessate a ragionare sulla crescita? Cosa ci riguarda? Cosa si produce e come nel nostro paese? Nel ragionare a proposito di produzione di beni e di quella di servizi (per le persone ma anche per le imprese) la crisi ci offre davvero delle opportunità? Sobrietà nei consumi, e quale sobrietà nella produzione? Che città voglio abitare?

Come già accennavo nella prima agorà, per me nominare la produzione è centrale. Ragionare su, esprimere pensieri, opzioni su, desideri su, è centrale. Oggi più di prima sapendo che produzione e riproduzione sono intrecciate, nella realtà e concettualmente.

I processi produttivi sono mutati: quali sono gli esiti che ci sono visibili? Quanto è visibile il lavoro di cura delle organizzazioni che è necessario quando queste perdono stabilità, certezza di confini, aumentano tipologie contrattuali? Quanto di questo nuovo ruolo è esercitato da donne? La nostra celebrata capacità relazionale è già al lavoro per la cura, la manutenzione, la sopravvivenza del mercato. Cura e denaro corrono sia nel mercato che nel domestico, le due aree sono già contaminate, contagiate tra loro. A partire da questa linea oltrepassata, dall’esigenza di un nuovo paradigma continuiamo a discutere.

Adriana Nannicini

 

Questa voce è stata pubblicata in contributi e discussioni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...