Parole più adeguate per parlare di lavoro

Una cosa nuova e buona dell’ultima Agorà a Milano è stata la risposta del Comune, che ha messo a disposizione uno spazio, e la presenza dell’assessora alle Politiche del lavoro (ma anche allo Sviluppo economico, all’Università e alla Ricerca) Cristina Tajani. Che ha chiesto una interlocuzione e una collaborazione da parte delle persone coinvolte nell’Agorà. Tajani ha detto in un’intervista pubblicata da Alfabeta2 (n.12) che intende sperimentare a Milano nuove forme di intervento nel mercato del lavoro, per esempio con un “salario di intermittenza” per sostenere chi cerca di passare da un impiego a un altro, e ha anche ragionato sui limiti di certo pensiero economico sulla natura del mercato del lavoro.

Una interlocuzione si presenta dunque come possibile e desiderabile. Nella discussione all’Agorà si è ripresentata anche questa volta una certa articolazione tra chi avverte l’urgenza di un “fare”, di un agire nel vivo della crisi economica, magari impegnandosi per proporre nuove soluzioni normative di tutela (una legge sui diritti di iniziativa popolare) e chi vede soprattutto nell’Agorà un luogo di pratica politica che è già un esserci e un fare. Ho sostenuto che lo scambio nell’Agorà può proporsi l’obiettivo di un nuovo linguaggio sulla realtà del lavoro: in un momento in cui la crisi aumenta la domanda di senso su quello che ci accade diventa ancora più importante nominare le cose con parole più adeguate, nuove. Per esempio molto è stato detto sull’esigenza di superare la frattura tra lavoro per il mercato e lavoro di cura. Questo è già un “fare”, forse il più importante, perché nuove parole, se intercettano ciò che cambia nella nostra esperienza, permettono anche reazioni, comportamenti più efficaci rispetto ai nostri desideri. La relazione con l’assessora Cristina Tajani e il Comune di Milano può essere importante anche da questo punto di vista: Milano, la sua nuova giunta, il suo sindaco, oltre all’assessora, hanno in questo momento un’udienza notevole nel panorama politico italiano: se sapremo sviluppare uno scambio su una nuova nominazione del lavoro i risultati potrebbero essere importanti.

Alberto Leiss

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Una risposta a Parole più adeguate per parlare di lavoro

  1. Maria Grazia Campari ha detto:

    In effetti è ora di riarticolare il senso e mettere meglio a fuoco lo sguardo su questa doppia esperienza che molte donne hanno, per quanto a me risulta, piuttosto subito o voluto confusamente; troppo poco indagato dentro di sé e in rapporto con l’altro/gli altri.
    Anche indagare il vissuto e la reazione all’aspettativa sociale potrebbe essere un modo per darsi comportamenti efficaci rispetto ai propri desideri, maggiormente interrogati.
    Questo, mi sembra, è fare politica anche nei confronti di un’istituzione resasi disponibile all’ascolto e all’interlocuzione.
    Maria Grazia Campari

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