Siamo sulla strada giusta: una sintesi dell’ultima agorà

La sera del 26 settembre ha avuto inizio la terza Agorà del lavoro alla quale hanno partecipato una novantina di persone (al 95 per cento donne) nell’aula di una scuola femminile affacciata su un giardino, lungo la Darsena.  Tra le presenti e i presenti, anche donne e uomini della politica seconda (quella istituzionale dei partiti) e compagne di varie città (Terni, Varese, Bologna, Brescia e Barcellona) hanno avuto l’opportunità di intervenire, ascoltarsi, confrontarsi e portare qualche proposta. Ecco perché ho la sensazione che l’Agorà si è messa in moto, è partita ed è sulla strada giusta. Nel mio intervento mi sono chiesta come si possa trasmettere l’eredità alle giovani che dicono “io sono il lavoro liquido”. Questo tema è stato affrontato nel precedente incontro dell’Agorà da una giovane donna che si è così espressa, introducendo un paradigma diverso dall’abusato concetto della precarietà. Questa definizione è stata poi ripresa da Giordana Masotto sul  numero di Pausa Lavoro uscito come inserto su Via Dogana N° 98. Io credo, e sicuramente non solo io ma altre prima di me, che il nostro pensiero possa essere condiviso dalle giovani se si parte da un’esperienza comune, e questa non può essere che una politica e un agire politico. Ecco che l’Agorà è lo strumento politico e l’agire politico.

Ed ecco una sintesi (inevitabilmente stringata) dei vari interventi tenuti durante l’ultima agorà, e qui ringrazio tanto l’amica che mi ha dato una mano (senza il suo aiuto non sarei riuscita a ricostruire tutto).

Interventi delle/dei partecipanti

Rompe il ghiaccio Silvia Motta con la riflessione “il lavoro è molto di più”. Ovvero occorre cambiare lo sguardo sul lavoro = a tutto ciò che è necessario per vivere. Altrimenti silenziosamente molte attività di cura, pensiero e cultura vengono ricacciate nell’altra economia dove non c’è il denaro e anche i nostri figli sono immobilizzati in questa “altra economia”.

L’assessora al lavoro Cristina Tajani auspica un rapporto di scambio. Vi diamo ospitalità e voi ci aiutate con spunti di riflessione per la progettazione politica.

Per Liliana Rampello è vero che la crisi si scarica su donne e giovani. Ma si interroga sulle ambiguità dell’espressione welfare familiare.

Marina Terragni sottolinea il cambiamento radicale del rapporto tra cittadini e istituzioni con lo sporgersi di molti assessori che chiedono ai cittadini “indicateci buone pratiche”.

Maria Carla Baroni (Effe Rosa) auspica un’azione concreta, un progetto di legge a iniziativa popolare per sostenere la maggioranza di donne occupate con qualifiche basse e scarse retribuzioni.

Marina Piazza sottolinea una contraddizione. Welfare familiare (in assenza servizi ecc.) è per la prima volta visibile: questo rappresenta opportunità e trappola. Il lavoro di cura appare come base etica di tutta società, ma al tempo stesso sembra che la vera strategia di tutta questa manovra sia far tornare le donne a casa…

Giulia Sodano del gruppo neonato Agorà di Bologna vuole lanciare la campagna “prendi posizione” avviando sulla rete un dibattito nazionale attorno a tre temi, giovani e lavoro, tutela per contratti flessibili, occupazione femminile.

Clelia Pallotta esprime una perplessità: il denaro non è forse dentro anche all’economia domestica o degli affetti?

Adriana Nannicini si chiede cosa succede nel mercato del lavoro dove corre sempre meno denaro e aumenta la quantità di lavoro non pagato o invisibile, o con contratti pagati in ritardo. E si domanda anche: quale crescita vorremmo? Che produzione? Ce la sentiamo di fare proposte?

Chiara Martucci sottolinea paradosso: nel lavoro di cura circola denaro, in quello di mercato ne circola poco… Si può ripensare il welfare familiare come opportunità e mettere a frutto le relazioni.

Lea Melandri racconta di non aver mai pensato al suo lavoro in termini di denaro (insegnamento, scrittura, politica…), scelta oggi praticata da molte ragazze (altra economia). Quindi ora più che mai sono saltati i confini vita/lavoro, amore/lavoro, ma non viene messa in discussione la divisione profonda dei ruoli. Questo comporta rischi e opportunità: stessa nuova economia chiede qualcosa in più, un complemento, un valore aggiunto… Rischio è che diventi prolungamento lavoro di cura. Oggi bisogna ripensare rapporto vita/lavoro e non solo chiedendo il part time.

Per Alberto Leiss occorre immaginare anche a livello locale (MI) soluzioni per essere aiutati quando non si lavora. E qui nell’agorà possiamo troivare parole nuiove per nominare tutto il lavoro. L’Italia resta uno dei paesi più ricchi della terra, possibile che non si trovino soluzioni? Vedi “L’economia del noi”…

Vita Cosentino: lavoriamo su un confine vita/lavoro che non esiste più. Bisogna ripartire dalla vita. Per chi ha esigenze di concretezza andiamo incontro all’assessora, ad esempio chiedendo reddito di cittadinanza.

Maria Grazia Campari: oggi ogni lavoro è sempre meno standard (vedi articolo 8), c’è un’ipotesi di totale degiuridificazione, cade distinzione lavoro garantito/non garantito. Nella proposta di Bologna ipotesi interessante di raccogliere desideri e intenzioni che si possano iscrivere in un ambito istituzionale. Così come proposta assessora vede Milano come laboratorio di uno scambio biunivoco.

Cristina Morini: sforzo nominazione perché crisi sta raggiungendo suo apice. 1) secondo me bisogna ripartire dall’impresa. 2) welfare familiare acquista improvvisa visibilità fino ad oggi negata. 3) tagli servizi spingono a forme di alleanza assistenti-assistiti. Lavoro di cura/lavoro di mercato senza confini, il denaro corre ovunque.

Per Marina Terragni il lavoro è sempre meno centrale per l’identità delle giovani generazioni. Conflitto tra idea di crescita e consumi sempre meno interessanti.

Floriana Lipparini: occorre capire come economia globale si riflette sul nostro quotidiano.

Lorella Zanardo: fra 20, 25 anni non ci sarà nessuna città italiana fra quelle a reddito più alto, così come c’è spauracchio non natalità, cui si può rimediare solo con politiche di solidarietà verso extra-comunitari.

Lia Cigarini mette in guardia: finora il lavoro è stato analizzato solo “oggettivizzandolo” ma le idee nuove arrivano solo se qui agisce la pratica delle donne che tiene unito soggetto/oggetto. L’agorà è agire politico molto concreto. L’azione non è altrove. Se produciamo idee rafforziamo nella contrattazione le singole e la collettività. Il lavoro ci plasma, è dentro di noi.

Luisa Muraro: non dobbiamo mai perdere di vista che si può ottenere un cambiamento in meglio dal punto di vista puramente qualitativo (non solo con più soldi). Questa è una ricchezza che le persone chiedono e apprezzano…

Emanuela: ricordiamo che è la rete lo strumento che ci può unire…

Pinuccia Barbieri

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3 risposte a Siamo sulla strada giusta: una sintesi dell’ultima agorà

  1. giovanna pezzuoli ha detto:

    L’agorà è stato molto interessante

    Importante la presenza dell’assessora, speriamo sia continuativa, per poter mettere in campo quei progetti che lei ha sollecitato. Anche Leiss ha fatto un’apertura sul futuro da tenere presente: ipotizzare Milano come capitale di un nuovo modo di intendere il lavoro, su parole d’ordine femminili,
    è una prospettiva coinvolgente… vedremo.

    Complimenti a te e a tutte/i per questa impresa

    maria

  2. anna potito ha detto:

    Trovo interessante e un buon inizio la presenza dell’assessora e la sua richiesta di suggerimenti. Per l’esperienza che ho/abbiamo fatto a Foggia insieme alle amiche della Merlettaia e di altre/i non è sufficiente suggerire, tutto si può perdere per strada. Ritengo necessario seguire, accompagnare, condividere perchè chi deve operare si senta sostenuto/a psicologicamente e fisicamente da questo agire collettivo e protetto/a da spinte contrarie.

  3. Alessandra Gallo ha detto:

    Io solo oggi ho saputo dell’Agorà. Sono Orientatrice Professionale presso servizi pubblici per l’impiego e ne vedo di tutti i colori…sta arrivando, o già circola da un pò, un vento nuovo..non è una nuova politica. C’è bisogno di “politica”, che manca da tempo .. una politica accompagnata da una prassi..una capacità di visione globale, una capacità razionale ed emotiva per poi diventare decisione, azione, movimento.. come sono capaci di fare le donne…ben vengano queste iniziative. E’ il vento nuovo.

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