Ecco perché mi è piaciuta la quarta agorà

La nostra quarta agorà ha affrontato in modo per me più netto alcuni nodi, primo fra tutti il senso di questa piazza pubblica.

Per questo mi è piaciuta.

1) Sui nodi/contenuti possibili

PIACERE-LAVORO/MADRI-FIGLIE: è questo il tema che mi ha coinvolto di più, naturalmente anche per il riverbero personale. Dice Giordana: se le/i giovani oggi chiedono più senso e più felicità nel lavoro e addirittura cancellano la distanza vita/lavoro è perché noi madri abbiamo piantato quei semi lì… Sono le “gerarchie disgregate” ad avere liberato nuove energie, secondo Pat che sottolinea come l’attuale disastro sia economico ma non politico, né psicologico. Anche noi cercavamo piacere e felicità nel lavoro nota Chiara di Pescara, ma ci identificavamo in cose differenti (l’emancipazione, il successo???), mentre Liliana sottolinea il sostegno psicologico/economico delle madri, il welfare familiare di cui aveva parlato anche Marina. Ed ecco una “figlia”, Loretta, che racconta la sua ricerca di senso, respingendo il gioco al massacro, la competizione, i rapporti di potere, la gavetta (a qual fine?) e tutta l’organizzazione del lavoro così com’è, e scegliendo invece di creare un’agenzia in proprio nel web. Decisione che rispecchia le parole di Sergio sulla voglia dei giovani di usare le competenze acquisite per progetti propri, una sorta di strategia di sopravvivenza molto diffusa. E stimola anche l’osservazione di Giordana: facciamo dialogare le due facce, da un parte l’istanza dell’autonomia della non-competizione e dall’altra il desiderio di chi lavora dentro un’azienda di non sentirsi in gabbia.

Questo è solo uno dei temi possibili, strettamente legato, ad esempio, al nodo del tempo/lavoro/flessibilità. Lavorare meno lavorare tutti sintetizza Antonella (che come pensionata soffre l’assenza di ruolo/riconoscimento/relazioni), mentre Lorenza vede le diverse fasi della vita e ritiene giusto che ognuno lavori quanto può. Infine, c’è il contributo dell’esperienza di Luisa, donna e manager che cerca di rompere le regole per non appiattirsi sui modelli maschili dominanti…

1) Sul metodo e sul senso.

Una traccia (questa o un’altra egualmente “densa”) secondo me è la condizione indispensabile per potere rendere il nostro lavoro comunicabile, ispirando una partecipazione allargata che è intrinseca al senso di una piazza pubblica come io immagino debba essere l’agorà. Una preoccupazione che mi sembra in (piccola?) parte condivisa. Così Maria Grazia si chiede quali siano le possibilità di autorappresentarci e ribellarci, sottolineando il doppio scandalo sessista e generazionale della nostra società. Serve un pensiero-contro che dia vita ad iniziative. Luisa parte dalla necessità di elaborare un punto di vista femminile sul lavoro (per lei il lavoro è molto di più e non solo nel senso del lavoro di cura, ma anche come auto-realizzazione, ruolo, identità) dando spazio alle diversità e aumentando la  consapevolezza, senza però immaginare soluzioni/risposte specifiche. Se per Chiara questa agorà è il luogo dove dire la verità, Maria individua tre momenti di difficoltà, la dispersione, la difficoltà di partire da sé nel grande gruppo, la dicotomia dentro/fuori e ribadisce la necessità di una cornice tematica, tratteggiando alcune idee possibili come il nodo del tempo o delle nuove forme di rappresentanza. Ma non siamo in troppe per raccontarci si chiede Lidia. E poi per l’elaborazione come fanno a bastare pochi minuti di intervento? Perplessità secondo me condivisibili, anche se difficili da risolvere. Lia vuole capire il potenziale di ribellione, trovando nuove forme socio-simboliche, mentre Sergio si chiede come stimolare forme di mobilitazione e immagina qualcosa che stia tra la grande rivendicazione e le piccole strategie di sopravvivenza. Infine, tornando al metodo del partire da sé, un’ex insegnante descrive la sua idea degli interventi utilizzando una bella espressione, narrazione contestualizzata o pensata.

Giovanna Pezzuoli

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Una risposta a Ecco perché mi è piaciuta la quarta agorà

  1. Maria Grazia Campari ha detto:

    Due spunti di riflessione mi interessano.
    Quello offerto da Liliana e Giordana sul sostegno e l’autorizzazione materna alle figle affinchè possano chiedere più senso alla relazione vita-lavoro e quello della narrazione contestualizzata da svolgersi nella piazza che stiamo creando insieme, che è spazio pubblico.
    La riflessione/narrazione contestualizzata ci serve, secondo me, per illustrare la natura politica della speciale autorizzazione materna collocandola in una visione prospettica che illustra la differenza della situazione politica e psicologica che riguarda le due generazioni. In altre parole, se non arriviamo a interrogare le figlie, se non partecipano, per il momento, all’AGORA’ forse possiamo iniziare con l’interrogare il rapporto, non biologico ma politico fra donne di diverse generazioni.

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