Un’altra comunicazione è possibile?

Alcuni  semplici e  riflessioni dopo l’Agorà del 24 ottobre e dopo i vostri scritti.

Non parlo volentieri della mia conclusa esperienza lavorativa, sia in azienda, sia come consulente (in quanto i tempi sono cambiati moltissimo). Ho lasciato il lavoro perché volevo dedicare il mio tempo alla politica. Sono entrata nel mondo del lavoro prima di compiere 16 anni, dovevo lavorare, era una esigenza famigliare, non c’erano alternative. Ma non volevo fare la segretaria e, continuando a studiare di sera, ho potuto realizzare il mio desiderio di svolgere una professione che mi mettesse in contatto con varie realtà lavorative, con uomini e donne (allora nel settore dove operavo erano quasi tutti uomini, le donne si occupavano di lavori esecutivi in ufficio).

Questo lavoro mi permetteva di viaggiare, di dare spazio alla mia creatività, di incontrare donne del movimento che vivevano in altre città e soprattutto, essendo stata valorizzata da un capo “illuminato” che aveva intuito che nella ripetizione mi spegnevo, ho avuto la possibilità di  cambiare azienda all’interno del gruppo e di ampliare il mio campo d’azione.

Altro punto che mi permetteva di stare con meno disagio in un mondo maschile era il fatto che già allora potevo far intervenire come consulenti donne e uomini, portatrici e portatori di pensieri più vicini alla mia sensibilità e alla mia attenzione alla presenza di donne nel mondo del lavoro.

Mi sono anche divertita nel lavoro, ho potuto vedere un mondo più ampio di quello che mi era stato destinato. Ho incontrato donne e uomini di talento. Nella mia esperienza attuale di lavoro con due/tre giovani donne, penso che la  differenza consista nel loro approccio, positivo o  negativo,  alla condizione del lavoro precario o  alla difficoltà di trovare lavoro.

E allora mi domando: come possiamo esprimere un agire allargato dell’Agorà che dimostri che tutte e tutti sono tenute/i in gran conto, che la loro parola, il loro pensiero è nella piazza e che questa piazza ha una visibilità nel “mondo”? E  come far sorgere in loro desiderio di esserci e di partecipare? Ecco quindi un altro punto importante: la comunicazione.  Sono d’accordo con Lia, sul fatto di scrivere lettere ai giornali. Ma quali giornali? Non abbiamo relazioni all’interno, non  ci pubblicano. Io credo che anche il nostro blog vada comunicato…quando parlo con amiche di Milano e fuori devo invogliarle a seguirci in quanto sanno che esiste il blog, ma non sentono la necessità di conoscere, di seguirci, di intervenire. E allora produciamo idee, mettiamo in gioco tutte e tutti le varie relazioni che abbiamo.

E’ sempre stato un mio punto di attenzione l’organizzazione del lavoro fatto, come sappiamo, su vecchi modelli. Oggi però le donne del Pd del Comune di Milano hanno posto il problema  di fare le riunioni in tempi di normale attività: è  interessante vedere le risposte che ricevono e riceveranno.

Mi viene sempre in mente una frase di Marisa Bellisario: “se devo assumere un uomo o una donna, a parità di studi, di percorsi lavorativi, scelgo la donna”. Già allora, una donna e grande manager, aveva intuito questa differenza. Ma purtroppo Fondazione che porta il suo nome è impegnata politicamente nella questione della parità e nelle leggi per le quote rosa.

Pinuccia

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Una risposta a Un’altra comunicazione è possibile?

  1. Laura ha detto:

    molto interessante…io volevo parlare di precariato delle donne e mi piacerebbe farlo qui a Piacenza con qualche donna che vuole raccontare la sua esperienza e condividerla…se a qualcuna interessa il progetto mi contatti
    grazie
    Laura Montanari

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