W l’Agorà!

Per un certo periodo della mia vita volevo essere come un uomo. Accettavo il loro metro di valori e i loro modelli di riferimento. Poi ho scoperto la politica delle donne e i punti della mia vita che ritenevo fermi hanno vacillato. Qualcosa di simile è accaduto partecipando all’Agorà del lavoro. Devo dire che nonostante la mia vita sia cambiata, da quando faccio parte del movimento delle donne, c’era in me qualche desiderio che non prendeva forma dal mio intimo ma veniva influenzato dalla cultura dominante maschile. Nonostante le mie letture e il mio percorso, ho riscontrato che nel lavoro avevo il desiderio della carriera e volevo il successo. Come gli uomini. Quest’estate ho partecipato all’Agorà del lavoro e ho partecipato anche all’ultimo incontro. E qualcosa è cambiato anche su quel punto. In un suo intervento Lilli Rampello invita proprio a riflettere su cosa è successo in noi da quando partecipiamo all’Agorà.

Ho colto al volo il suo intervento perché per me qualcosa è cambiato.

Da quando sono nel movimento delle donne ho cominciato a farmi domande su cosa voglio esattamente dalla mia vita, come posso vivere diversamente rispetto ai modelli culturali dominanti che non mi rappresentano e nei quali non mi rispecchio. E l’Agorà e gli scritti prodotti dal Gruppo lavoro della Libreria delle donne hanno fatto in modo che riflettessi anche sul lavoro.

Negli ultimi due anni avevo, presso un’associazione culturale, un impiego che all’apparenza poteva sembrare prestigioso. Ma il gioco non valeva la candela: l’ambiente competitivo e distruttivo risucchiavano gran parte del mio tempo ed energie. L’ho lasciato perché davvero non ci stavo più e, dopo un periodo di disoccupazione, ho avuto nuove opportunità professionali, alcune di queste prestigiose. Ma sono stata attenta ad accettare. Ho capito che ora non cercavo più il prestigio, ma altro. I lavori che mi si prospettavano richiedevano molto tempo ed energia, oltre i limiti delle otto ore. L’impegno avrebbe compromesso completamente la mia vita impedendomi di fare molte cose. E poi gli ambienti come sarebbero stati? Competitivi naturalmente. Il successo costa. Ma io lo voglio davvero? Me lo sono chiesta. No, io voglio semplicemente lavorare normalmente, anche nell’ombra, anche nell’anonimato, ma avere per contro tranquillità, possibilità creative, spazi di vita per me, per le mie passioni, per la politica. Ho cercato e mi sono impegnata per ottenere un’occupazione part time che certo non mi farà diventare ricca e famosa ma mi permette un guadagno in termini di libertà. Questo lavoro mi permette di essere me stessa, di giocarmi come mi sento, di trovare al suo interno spazi di libertà e creatività. Non c’è competizione, l’ambiente è gradevole e collaborativo.

Non è un lavoro prestigioso e ogni tanto delle voci dentro di me mi dicono di cercare altro, perché ho studiato tanti anni e merito di meglio. Mi rispondo che certo mi guarderò sempre intorno per cogliere le opportunità che si presentanto, ma tenendo sempre ben ferme delle priorità: un lavoro senza competizione, collaborativo, tranquillo che mi permetta di gestire la mia vita, la politica, le passioni.

Risultato? La mia vita va bene, sto bene. Questo è quello che conta. W l’agorà.

Serena

 

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