Una sentenza che deve fare storia: la casalinga è una lavoratrice ‘non dipendente’

Qualche volta arrivano anche delle notizie che allargano il cuore. Mi riferisco alla sentenza firmata a Venezia dalla Giudice del lavoro Margherita Bortolaso.

Il fatto: un poliziotto della questura di Venezia aveva chiesto un congedo dopo la nascita di una figlia con un grave handicap; il Ministero dell’interno (da cui dipende la polizia) glielo aveva negato con la motivazione che la moglie era una casalinga. Quindi, sott’inteso, la moglie era una persona che non aveva null’altro da fare che accudire la malata: non doveva fare la spesa, andare alla posta o in farmacia, cucinare, lavare, magari riposarsi un po’. No, era per definizione una persona “a totale disposizione”.

Il poliziotto ha fatto ricorso (bravo!) e qui il fatto importante è che sono entrate in gioco due donne che non hanno lasciato correre e alle quali va la mia riconoscenza: la consigliera di parità della provincia di Venezia, Federica Vedova, e la giudice del lavoro Margherita Bortolaso.

La giusta sentenza dice: il diniego del Ministero dell’Interno è illegittimo; il padre ha diritto ad avere il tempo che gli spetta per prendersi cura della figlia anche se la moglie è una casalinga perché – anche se molte persone pensano ancora alla casalinga come a una non-lavoratrice – nella realtà la casalinga è una lavoratrice ‘non dipendente’

Importante la definizione utilizzata dalla giudice: finora nella categoria di lavoratrici non dipendenti si includevano solo le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrice diretta, parasubordinata, libera professioniste ecc.). Includere la casalinga diventa fonte di diritti (per la madre casalinga e per il padre) e di doveri da parte del datore di lavoro.

Nel caso del poliziotto il Ministero dell’Interno dovrà provvedere con un risarcimento, cioè “pagare al lavoratore discriminato un importo pari ai numeri dei permessi e alle giornate di congedo negate”, cioè 9.750 Euro.

La sentenza apre un varco molto importante: con questo precedente le casalinghe in maternità potranno chiedere ai loro mariti di ottenere congedi e permessi. Facciamolo valere.

Silvia Motta

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3 risposte a Una sentenza che deve fare storia: la casalinga è una lavoratrice ‘non dipendente’

  1. anna mannucci ha detto:

    Forse questo blog non è adatto a me.
    Parlate continuamente, ossessivamente, di maternità, gravidanza, riproduzione, figli e simili. Eventi inevitabili, è vero.
    Ma che trovo poco interessanti, piatti, fisiologici, quasi squallidi. E super protetti dal punto di vista sindacal-lavorativo.
    Io invece vorrei, desidero, sogno, donne vincenti, coraggiose, innovative, che vogliono scoprire, inventare, fare grandi cose, cambiare il mondo, esplorare, aprire nuovi orizzonti, creare!
    E non la claustrofilia soffocante, misera, puzzolente di pannolini sporchi e recriminazioni e rivendicazioni sindacali.

    che dire?

    Anna Mannucci
    (faccio due lavori che mi danno scarso reddito e nessuna soddisfazione)

  2. silvia motta ha detto:

    Cara Anna, guarda che su questo blog si può parlare di tutto perchè tutto, bene o male, si intreccia con il lavoro necessario per vivere (remunerato o no). Se poi si parla spesso di maternità o di cura non è solo perchè queste questioni per molte sono il centro dei loro problemi, ma anche perchè il lavoro , quello retribuito, si è dato storicamente modi e tempi in netto contrasto con alcune fondamentali dimensioni del vivere (il fatto che nasciamo, che abbiamo bisogno di cura, che siamo in varia misura nel corso della vita persone ‘dipendenti’). Non capisco poi perchè avere un tono così astioso nel parlare di maternità e di figli: il tema è claustrofobico solo se messo sotto il segno della costrizione e del destino. Per la maggior parte delle donne (da noi, in occidente) avere figli è una scelta e anche un’ avventura creativa e, per come la penso io, mai mi permetterei di contrapporla ad altre bellissime avventure che una donna può voler intraprendere o perseguire. E poi, una madre non può essere una esploratrice, una pittrice, una innovatrice?
    Un pensiero libero, quale quello che tu rivendichi, questo dovrebbe saperlo.

    Silvia Motta

  3. wtf ha detto:

    No, fare la casalinga non è un lavoro. È facile e comodo, invece.
    È molto più dura stare fuori tutto il giorno nella giungla del lavoro.
    una volta le donne lavoravano, in casa magari, ma lavoravano pure (oltre a tutto il resto).
    Parlo di anni ’20.

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