Negoziamo il “lavoro per la vita”!

Salve” belle menti pensanti”…

Partendo dalla mia esperienza personale scrivo quanto segue. Alla  dissennatezza dei luoghi  di lavoro (che  per me è anche  mobbing e violazione della mia vita privata) ma direi principalmente delle persone che ci lavorano, nei luoghi di lavoro ho frapposto “la potenza dell’esserci  e di esistere”. Con forza, determinazione, rigore mi sono opposta ai tentativi di umiliazione e sottomissione e con il mio comportamento coerente ho cercato di testimoniare una diversità di modelli di pensiero e comportamento.

Ho iniziato a lavorare subito dopo la scuola e a 17 anni mi sono adattata a più lavori con il criterio che riuscissi a farli, che fossero onesti, che fossero luoghi che non ledessero la dignità umana: ho lasciato un posto fisso in un asilo nido e un lavoro commerciale di rappresentante, passando le mille difficoltà e frustrazioni del precariato. Ora ho una nipote avanguardista che aveva trovato un posto fisso in un ufficio amministrativo come segretaria che mi scrive in una email di risposta di come va il suo lavoro: “io mi sono licenziata e quest’anno seguirò il campionato f3 spagnolo, il campionato porsche carrera cup, il campionato gt italiano, farò la rassegna stampa x un pilota colombiano e farò l’inviata per una trasmissione televisiva…. poi a novembre speriamo che non finisca il tutto!! qui tt bene!! scusa se scrivo di fretta ma ho mille cose da fareeeeeeeeeeeeee. Ciaoooooooooooooe a prestooooooooooooooooooo”.

Ho fatto  tesoro dell’esperienza di mobbizzata  in un precedente luogo di lavoro e ora resisto ostinatamente e mi difendo con ogni strumento possibile  mentre nel precedente  posto di lavoro erano riusciti a licenziarmi. Il luogo di lavoro e’ davvero uno spaccato di società,  sono fiduciosa che sia questione del necessario tempo perché le cose cambino radicalmente. “La natura fara’ il suo corso” mi dico per farmi coraggio e consolarmi, sfegatata ecologista come sono… Io mi porto con me costantemente un bagaglio di malesseri fisici, appartengo alle  categorie protette (ma comunque con non poco residuo di salute) e una vicenda familiare d’origine che sto sistemando, togliendomi la soddisfazione di star bene, la sfortuna di avere un ex compagno che mi crea ancora problemi. Non e’ facile sicuramente e dato che non mi manca rabbia in corpo che sostenga una certa grinta , ho il buon senso di tenermi culturalmente vivace e chiedere aiuto la dove non riesco a fare da sola.

Avevo  ammassato una certa dose di insofferenza e stanchezza  in particolare nei confronti del lavoro. Partecipare all’Agorà mi ha permesso prima in me stessa di sgrovigliare nodi e sbloccare l’immaginario del mondo del lavoro sollevandomi lo spirito. Mettere in comune, scambiare idee arricchirmi della rendita acquisita dalle altre che  prima di me  hanno creato una straordinario sapere sapiente mi fa sentire partecipe di un cambiamento epocale, ci conto!

Riguardo l’imparare a negoziare (facendosi riconoscere come interlocutrice) mi interessa ma non disdegnerei anche un nuovo modello di rappresentanza che davvero mi rappresenti. La sfida di una “naturalita’ del lavoro è davvero per me un mito.. Vorrei che ne parlassimo. Il lavoro per la vita:  è questa la formula che più mi si addice.

Arrivedervi da Fabiola

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2 risposte a Negoziamo il “lavoro per la vita”!

  1. Nicoletta Bortolotti ha detto:

    Bellissima la risposta della nipote avanguardista!

  2. Maria Grazia Campari ha detto:

    Di questa narrazione mi interessa particolarmente il pensiero conclusivo sull’imparare a negoziare personalmente (io direi “anche” personalmente) e avere un nuovo modello di rappresentanza che davvero rappresenti donne come Fabiola, la nipote e altre.
    In questi termini dev’essere intesa la proposta che ho frettolosamente indicata nel mio intervento alla scorsa riunione dell”AGORA’: l’autorappresentanza e autorappresentazione delle donne in varie situazioni lavorative è stata sempre bloccata dal monopolio maschile in qualunque spazio pubblico (quindi anche nei luoghi di lavoro). Occorre inserire crepe in questo moloch che, si è ben visto, non ha giovato a nessuno, donne o uomini che fossero (con netta prevalenza dello svantaggio femminile per la divisione sessista del lavoro). A questo fine tendeva la proposta di legge che negli anni ottanta del secolo scorso avevamo elaborato come Osservatorio sul Lavoro delle Donne. Era intesa, cioè, ad accompagnare e autorizzare la contrattazione femminile rendendo possibile il pensarla prima e l’attuarla poi.

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