Orario? Ma il lavoro è molto di più!

Ciao a tutte. Sono di Torino e anche questa volta non riesco a venire a Milano per la riunione dell’Agorà. Vorrei scrivervi alcune riflessioni nate dal leggere i post.
La prima cosa che vorrei dire è che io credo che dovremmo capire in quali posti di lavoro è necessario il “governo dei tempi di lavoro” a cui ha fatto riferimento Maria. Magari sono una minima parte. Di recente ho letto questo slogan nel sito di ROWE, che è una strategia di gestione del lavoro creata da – mi pare – due donne americane: “il lavoro non è il posto dove vai, ma quello che fai”.
Dovremmo cercare di mettere in discussione l’uguaglianza orario di lavoro=lavoro.
Io credo che il lavoro sia quello che fai, non quanto tempo si stia in ufficio, né che orario si fa, quanto flessibile etc. Le discussioni sull’orario di lavoro non mi appassionano. Bisognerebbe provare a pensare di chiedere e negoziare per un lavoro che viene valutato secondo altri parametri. So che è un discorso rischioso, ma vorrei provarci.
Per accrescere la consapevolezza di cosa sia il lavoro oggi, e sviluppare una visione critica di come si sia venuto a definire oggi, e per mettere radicalmente in discussione il modo di lavorare che abbiamo, dovremmo forse indagare un po’ la storia delle organizzazioni del lavoro e della disciplina del lavoro. Forse ci sono testi scritti da donne, io qui posso solo ricordare il libro di Germano Maifreda, La disciplina del lavoro. Operai, macchine e fabbriche nella storia italiana, Bruno Mondadori, 2007.
Maria Benvenuti rilancia la domanda di Luisa Muraro circa quali alleanze sono possibili per modificare l’organizzazione del lavoro. Io direi che prima di tutto dovremmo aumentare fortemente la consapevolezza di quanto costruito culturalmente sia il modello di posto di lavoro e lavoro che domina le nostre vite, impedendoci di vivere appieno e integralmente le nostre vite. Dovremmo organizzare qualche evento pubblico e presentare storie di aziende che gestiscono il lavoro in modo diverso. Ce ne saranno bene, no? Per me la gestione del lavoro non è solo l’orario. Ma è anche la divisione del lavoro, che trovo assurda quando toglie alle persone la possibilità di dare un contributo anche rispetto a come organizzare il lavoro e cosa fare per raggiungere certi risultati. Nei post dell’Agorà traspare spesso una concezione del lavoro come qualcosa che si fa per vivere, mentre invece dovremmo cercare di “guardare” ai nostri lavori e domandarci se sono utili, se servono, se sono organizzati bene, che cosa faremmo noi se fossimo al posto del dirigente che abbiamo sopra di noi, etc. Mi chiederei quanto del lavoro che stiamo facendo è diventato lavoro burocratico, lavoro per certificare, lavoro per controllare, là dove controlli e certificazioni controllano e certificano ben poco.
Buona Agorà.
Maria Cristina Migliore

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