La libertà durissima delle giovani madri

Per me non è facile parlare di maternità su questo blog (come non è stato facile cominciare a parlare di cura). Le donne che hanno fatto le lotte del femminismo degli anni settanta spesso hanno preferito la politica al fare figli. Le giovani donne nate-libere spesso non sanno che è stato grazie alla loro lotte. Se ne vanno piene di baldanza nel loro doppio desiderio – lavorare e fare figli – quello che Lia Cigarini ha definito, magnificamente, come “il doppio-sì”.
Eppure per le giovani madri (di oggi come di ieri) e per tutte le giovani che desiderano un figlio, la libertà è ancora una durissima conquista. Quando seguono i propri desideri, le madri letteralmente “sprigionano” energia, capacità di scegliere per sé, abilità nella contrattazione. Le ho ascoltate nell’Agorà del 30 gennaio e mi ha colpito la varietà delle loro soluzioni. Mi sono detta: “teniamole d’occhio le giovani madri!”, guardiamo ai modi con cui si muovono e si confrontano nel lavoro per il mercato, perché sono donne che vivono il lavoro da una condizione speciale, da una contraddizione specifica in grado di illuminare tutte le contraddizioni del lavoro. E che quindi può diventare una leva importante per cambiare il lavoro per tutte e per tutti.
Il fatto è che l’organizzazione del lavoro con cui si devono confrontare è una specie di muro di gomma che rimanda continuamente al vecchio modello del lavoro fordista-maschile. Un modello solidissimo, sia perché va bene alle imprese sia perché è riuscito a plasmare la cultura, almeno quella maschile: un modo di lavorare – e di esistere – in cui il lavoro (per il mercato) è centrale nella giornata e nella vita, è unica misura del talento e del successo, del potere economico e dello status sociale. Ma contemporaneamente un modello fallimentare, perché è ormai evidente che non sa dare risposte ai desideri di una fetta importante e crescente del mercato del lavoro, composta non solo di giovani madri (e padri consapevoli) ma di chiunque vede e sa che il lavoro da fare è molto di più…
Da qui la domanda dell’ultima Agorà: da dove madri e non-madri possono prendere tutta la forza necessaria per negoziare una diversa organizzazione del lavoro? Innanzitutto dalla consapevolezza di sé e dalla legittimazione per sé che ne deriva, come ha detto più d’una. Ma visto che nuovi modelli mancano, è giusto tentare tutte le strade: dalla contrattazione individuale a quella collettiva, dalle relazioni tra donne alla alleanza tra generazioni e ai luoghi – come l’Agorà – dove è proprio dall’ascolto e dalla condivisione delle esperienze delle altre che si può trarre forza per negoziare. La posta in gioco è altissima, ricomporre il lavoro e la vita, ma a partire dalla vita.
Anche un’indagine on-line può essere un modo per ascoltare e dare forza a chi vuole altri tempi e modi di lavoro e per mettere le basi per rimuovere gli ostacoli che “impediscono di vivere appieno e integralmente la propria vita”, come scriveva di recente qualcuna sul blog. Con l’inchiesta Madre-nonMadre, che ha coinvolto in poche settimane 3000 donne dai venti ai quarant’anni (circa metà madri e metà non-madri), noi del Gruppo Maternità&Paternità abbiamo provato a sondare desideri e necessità, ostacoli ed aspettative delle giovani donne nei confronti della maternità e anche a definire alcune proposte (se ne parlerà il 9 marzo a Chiamamilano, largo Corsia dei Servi, dalle 17 alle 19.30).
Anna M. Ponzellini
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