Agorà: che cosa vogliamo (3)

Cara Giordana, care tutte,

mi spiego meglio. Un gruppo omogeneo non mi interessa, ce l’ho già. Bisogna però intendersi sulla nozione di omogeneità. I Quaderni Viola hanno 23 anni di vita e sono stati attraversati da tutto e dal contrario di tutto. Oggi vi scrivono donne di diverse appartenenze politiche e sindacali, anche se molte dell’area a cui spesso fa riferimento Maria Grazia. Quando le nostre diversità diventano creative, pubblichiamo dialoghi o ipotesi contrapposte. Teresa De Lauretis in uno dei suoi libri ha lungamente commentato una delle nostre polemiche. Quello che abbiamo in comune sono piuttosto preoccupazioni e modalità. Noi di Agorà potremmo continuare a essere diversissime, ma convergere su una modalità di produrre pensiero. Per esempio (ma è solo un esempio) con gruppi che lavorino e si documentino tra un’assemblea mensile e un’altra. Un certo modo di produrre pensiero è troppo legato alle pratiche dell’autocoscienza, che sono state certamente preziose ma non sono riproponibili tali e quali in strutture allargate e comunque non sono sufficienti.

Sul reddito di base incondizionato sposo incondizionatamente la tua proposta. Sarebbe sufficiente come tu dici (spero di avere capito) che l’obiettivo avesse la sponsorizzazione di Agorà e poi ognuna ne facesse l’uso che preferisce.

Quanto a OWS anche questo era solo un esempio. Non dovremmo fare alcun comunicato, né dare adesioni tanto più che ci separa un oceano materiale e metaforico. Anche in questo caso si tratta di temi, preoccupazioni, centralità ecc. Per esempio la crisi del debito, i suoi effetti, le alternative possibili e auspicabili. Non proporrei certo di trasformarci in militanti ma ci sono forme di presenza che potremmo una volta almeno sperimentare… per esempio fare un’assemblea  in una piazza, ovviamente autorizzata, esponendo cartelli che spiegano quello di cui stiamo parlando e informando la stampa che ci saremo… io potrei anche tentare di raggiungere RAI 3 (radio e televisione) attraverso amiche giornaliste.

Insomma bisogna creare un evento che non sia solo di discussione e abbia la capacità di attirare sia i mezzi di comunicazione, sia quelle che ci vedono come un luogo di sole parole e pertanto inconcludente e poco utile…

Lidia Cirillo

 

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