Lettera a Diego Della Valle di Silvia Curcio

“Caro” Diego Della Valle,

Lei è l’Italia che ci piace, perché, oltre ad essere un imprenditore serio e competente, ha fama di grande sensibilità nella conduzione delle sue aziende e tiene a cuore il benessere dei suoi dipendenti, ecco  perché, per i suoi successi imprenditoriali, le hanno conferito il titolo di “Cavaliere del Lavoro”.

Bene, arrivo al punto, sono questi i motivi che mi hanno spinto a scriverle.

In breve le racconto la mia situazione; lavoravo alla Irisbus di Flumeri (AV), azienda italiana che produceva autobus ecosostenibili, proprietà della Fiat, il 7 luglio 2011 ci viene comunicata la chiusura dello stab. La produzione di autobus sarà delocalizzata in Francia e in Rep. Ceca , dove Fiat ha altri stab. E quando in Italia si dovrà rinnovare il parco autobus, li acquisteremo all’estero però prodotti dalla Fiat, le pare normale?

Ora lei capirà perché abbiamo scioperato circa 120 giorni, volevamo evitare lo scippo che l’ad Marchionne stava effettuando nei confronti di 700 lavoratori e dell’indotto che occupa altri 1.200 lavoratori.

La chiusura della Irisbus rappresenta la sconfitta di una classe dirigente politica e sindacale, nessuno è stato in grado di impedire a Marchionne questo scempio; la fabbrica è situata su un’area di 1.150.000,00 metri quadrati di terreno, espropriati negli anni ‘70 ai contadini per 400 lire al metro quadrato, oggi la Fiat ne detiene l’assoluta proprietà, il problema è che nessuno gli chiede il conto; restituisca tutti i soldi presi e vada dove vuole!

Qui si vuol far passare l’idea che è colpa della crisi, ma non è così, in Italia si deve rottamare il 75% degli autobus, sono pericolosi per i cittadini e inquinanti per le città; il governo precedente e quello attuale sono stati assenti su queste problematiche, parlano tanto di mobilità sostenibile, ma di fatto non mettono un euro sul piano nazionale trasporti. Qui ci sono molte opportunità che chi gestisce il potere vuole far apparire come problemi irrisolvibili, chiudendo uno stabilimento che ha delle prospettive.

È situato in un luogo strategico per lo sviluppo; la posizione dell’Irpinia è un crocevia tra il mar Adriatico e il mar Tirreno, e fra Nord e Sud. Lei che è molto vicino alla nostra cultura, sa bene che queste terre di montagna, rischiano la desertificazione, diventando oggetto di speculazioni, noi non vogliamo essere colonizzati vogliamo essere liberi e non ci rassegneremo al fatto che la condizione del bisogno ci faccia ritornare indietro a cercare un padrino o un padrone davanti ai quali chinare la testa e togliersi il cappello.

Abbiamo tante potenzialità e professionalità che vorremmo tramandare ai nostri giovani, ecco che le chiedo di prendere in considerazione l’idea di voler intraprendere una nuova sfida imprenditoriale, rilevi lei la nostra azienda che potrebbe diventare un polo unico con la Bredamenarinibus; costruire  autobus elettrici ed ecologici serve all’Italia e noi li sappiamo fare bene, le nostre professionalità artigiane sono una risorsa che non può andare dispersa, è necessario che venga tramandata ai nostri giovani e si conservi una delle ultime eccellenze manifatturiere italiane.

Pensi a ciò che le ho detto, lei non sa produrre solo borse, ha “mestiere” imprenditoriale da vendere e contro l’arroganza e la prepotenza di Marchionne e della Fiat, che fanno impresa con i soldi pubblici, questa potrebbe essere la risposta.

Mi auguro di poter condividere con lei, la voglia e la necessità di aiutare l’Italia ad uscire da questo immobilismo, che frena chiunque voglia investire per costruire qualcosa di buono, io sono pronta a rimboccarmi le maniche, sono 30 anni che lo faccio e la voglia di ripartire è più forte di prima.

In questo sud ci sono uomini e donne che hanno contribuito a costruire questo paese, meritiamo rispetto e soprattutto risposte. Questa è l’Italia che non si arrende.

Silvia Curcio, operaia Irisbus

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