Sindacato: una sordità dura a morire

Care amiche, in decenni tentativi da lavoratrice dipendente, insieme ad altre, di portare idee e relazioni in autonomia, dentro il sindacato, in quanto naturale luogo di confronto e di riferimento a una condizione comune, vi ho trovato ora sordità, ora strumentalizzazioni, concertate anche attraverso una componente femminile quasi sempre obbediente ai dirigenti, uomini e in seguito anche donne impermeabili. Un luogo le cui logiche sono ancor più dure a morire che nei partiti, un luogo in cui il cambiamento, se c’è, sembra sempre doversi misurare, anziché con obiettivi dettati dai contesti materiali e simbolici, con precisi interessi dettati altrove, un altrove che però oggi non si sa più dove stia. Benvenuta anche per questo la crisi dei partiti. Lavorare su obiettivi sensati per noi, mettendo in crisi queste mummificate strutture di potere, contrattando con molta forza autonoma, evitando le facili cooptazioni, non prestandoci a fare le salvatrici di una struttura o le riempitrici dei buchi. Guardiamo la fatica che fa un Landini, pur con la sua indiscussa autorità, e meditiamo relazioni efficaci e fiere, pur in un confronto con i sindacati. Marina Salacrist

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2 risposte a Sindacato: una sordità dura a morire

  1. Stefano ha detto:

    Cosa farebbe un Landini ?

  2. laura ming. ha detto:

    Sono totalmente d’accordo.

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