Il ricco programma del prossimo anno

di Giordana Masotto
Questo non è un report dell’Agorà conclusiva di questo anno. È una mia sintesi delle proposte emerse, che spero altre vorranno commentare e integrare. Mi concentro sulle proposte perché penso siano il miglior viatico per attraversare la pausa estiva e riprendere in autunno. Ecco dunque come potrebbe essere l’Agorà del prossimo anno.

Gli incontri mensili
Confermata la loro importanza perché danno forza, aumentano la consapevolezza, approfondiscono i nessi non ancora sufficientemente esplorati (sessualità/lavoro, soggettività/economia), possiamo migliorarli in diversi modi:
– mettere a tema i diversi argomenti in un programma di massima divulgabile fin dall’inizio: in questo modo possiamo evitare il rischio della ritualità e migliorare la partecipazione
– condividere l’organizzazione degli incontri riportando in agorà le molte e varie relazioni che ognuna di noi ha: è importante che per approfondire i temi l’agorà sia messa in grado di sentire esperienze dirette e diverse. E che, in un movimento circolare, più donne – e uomini – facciano esperienza dell’agorà.

Agorà mobile
È emerso il desiderio di incontri speciali che agorà potrebbe organizzare insieme con altre realtà di donne presenti e pensanti a Milano, e che ci piacerebbe avvenissero in luoghi significativi della città.

Camera del lavoro, da organizzare con donne del sindacato.
Il taglio è da precisare ma è chiaro che al centro c’è l’urgenza di ripensare le pratiche di lotta per il lavoro: il bivio del sindacato, la solitudine del lavoro di oggi. In particolare si è sottolineato che la “rappresentanza” e la “contrattazione inclusiva” sono due temi molto caldi nel sindacato oggi.

Comune, da organizzare con le donne dei tavoli.
Da 40 anni la radicalità del femminismo è ben impiantata a Milano: la nostra agorà è un frutto maturo di questa storia. Gli ultimi due anni hanno visto una giunta arancione con molte donne, e i tavoli dell’assessorato alle pari opportunità. Possiamo mettere a confronto queste due esperienze e storie, farle interagire, pensare insieme.

Circolo della stampa, da organizzare con Gi.u.li.a. rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome, e il blog Donne della realtà.
Giornaliste come lavoratrici (“vorrei parlare dei rapporti con le colleghe”, aveva detto Giovanna Pezzuoli di recente). Ma anche il lavoro delle giornaliste che produce comunicazione e contribuisce a creare simbolico. Più che mai in questo campo non si può tenere separato il soggetto che lavora e il come e cosa si produce.

Università Bicocca, da organizzare con ABCD, proposto da Carmen Leccardi presente all’Agorà. Carmen ha anche accennato a due temi che le interessano particolarmente: il rapporto individuale/collettivo e i linguaggi (artistici).

Codice di autoregolamentazione
Potrebbe essere il momento per dare concretezza a questo progetto di cui ha parlato spesso Chiara Martucci. Su questo potrebbe partire un piccolo gruppo di lavoro.

Per fare rete
Idea web molto embrionale, da sondare meglio per capire se può fruttare: schede/pagine di esperienze concrete di lavoro che diano conto di luoghi, competenze, rapporti di lavoro, contrattazioni e conflitti. (Martucci, Masotto)

E l’expo?
Nutrire il pianeta, le nuove coltivatrici, transition town… anche questo ci riguarda e qualcuna l’ha detto.

Fermo restando il metodo di lavoro
È stato ribadito che partire da sé, esperienza, pensare in presenza è la nostra ricchezza e non possiamo perderla di vista.

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Una risposta a Il ricco programma del prossimo anno

  1. Maria Grazia Campari ha detto:

    Mi ripeto, ma la proposta, che ho formulata a più riprese, mi sembra centrale e, in effetti, occupa una posizione preminente nel dibattito in corso sul nodo lavoro/non lavoro di giovani e meno giovani nel nostro paese.
    Si tratta del reddito di base individuale e incondizionato, uno strumento di sopravvivenza dignitosa, un agente di possibili alleanze trasversali fra generi e generazioni nel conflitto per una maggiore giustizia sociale. Secondo me, dovremo sforzarci di elaborare un pensiero e una pratica politica che offrano la possibilità di coinvolgere disoccupate/i e inoccupate/i, precari e (ex)garantiti su comuni obiettivi di rivendicazione per la conquista di una dignità esistenziale oggi mancante. Potremo rendere l’Agorà itinerante anche verso gruppi e soggetti non istituzionali che operano per l’autorappresentanza e per la radicale modifica dello stato di cose esistente

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