Agorà: che cosa vogliamo (2)

Cara Lidia e care tutte, rispondo e dico la mia seguendo il tuo schema.

1. Certamente l’agorà, pur con le sue carenze, costruisce pensiero. Non è quello (molto più “gratificante”) che può nascere in un gruppo piccolo e più omogeneo che consente di essere più dense, più profonde, forse anche più creative, almeno chi c’è abituata. Questo è un altro tipo di pensiero: vivo, slabbrato e imprevedibile, che ci impegna continuamente al confronto con le nostre diversità (ormai neppure troppo sorprendenti, ahimé: non so voi, ma io ormai mi annoio di me stessa) e con la forza delle esperienze. Ma le cose che potevo dire un anno fa non sono esattamente le stesse che posso dire oggi. Ho imparato. E, se rileggo report e commenti, vedo che qualcosa abbiamo creato.

Questo tipo di pensiero (di soggetti non omogenei, vivente, relazionale,  ecc) per mantenersi vivo si dovrebbe nutrire di nuovi incontri, o della capacità di far interagire diversamente persone note (per esempio è accaduto con Acta/Cgil). Invece abbiamo ancora scarsa attrattività: questo è un problema.

Certamente poi dobbiamo far conoscere in giro, comunicare, questo pensiero-in-divenire. Il blog funziona poco da qs punto di vista. Dobbiamo inventare e osare altre sistemi (se ne abbiamo l’energia…) io pensavo a un’agorà-evento, molto più pubblica, all’inizio di giugno, o forse ormai, a settembre. Altro si può pensare

2. Mi pare possibile e auspicabile che alcune portino avanti richieste e contrattazioni di vario tipo, facendosi forti dell’autorevolezza dell’agorà, su temi che a loro interessano particolarmente e su cui se la sentono di impegnarsi. in questo senso per esempio sono disponibile ad approfondire (come accennavo ieri) il tema del reddito di base in una agorà dedicata: l’interesse è ampio, il tema è ricco di sfaccettature, penso che possiamo tirare fuori argomenti interessanti, utili sia per chi vuole battersi per qs, sia per chi non è convinta. utile poi sarebbe avere feed back di qs esperienze.

3. Non so se ho capito bene “parallela a una corrente politica”.  Tutte o molte possiamo dirci entusiaste di OWS, ma che cosa ne facciamo? una dichiarazione pubblica? davvero, se hai qualcosa in mente, dillo più chiaro forse capisco meglio.

E qui vengo alla nota finale, che ugualmente non ho capito bene: tutte, se stessimo in un gruppetto omogeneo, probabilmente avremmo proposte più semplici e gratificanti, almeno per noi. Il gruppo omogeneo, quando funziona, è come una coppia felice e innamorata: basta a sé stesso. Ma se vogliamo andare oltre… dunque non autocensuriamoci, se non nella misura che ci detta la nostra sapienza relazionale.

giordana masotto

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